Ci riprova il centrosinistra insieme al M5S cittadino, dopo l’arresto di Bruno Longo, a intraprendere la strada delle dimissioni notarili per far sciogliere il consiglio comunale e l’amministrazione Landella. L’appuntamento è fissato dal notaio Paolo Simonetti in Piazza Umberto Giordano per giovedì 18 febbraio, alle ore 17, dopo il consiglio comunale del 15 febbraio, quando all’ordine del giorno il presidente pro tempore nella vacatio Giulio Scapato ha iscritto la nuova elezione del presidente e la surroga di Longo. Gli subentrerà l’ex assessore Antonio Bove, azzurro e primo dei non eletti nella lista di Forza Italia. Qualcuno disse che le sue dimissioni all’indomani dell’ingresso del sindaco nella Lega a fine agosto, giustificate come una scelta di dissenso nei confronti del primo cittadino, fossero invece causate dall’indagine della Procura sugli alloggi comunali e su alcune assegnazioni dubbie perpetuate nel corso della sua azione da delegato all’Emergenza Abitativa.
“Le donne e gli uomini di buona volontà che vorranno aderire al nostro appello saranno i benvenuti allo studio del notaio Simonetti. Ci auguriamo di contare sulla presenza e il sostegno dei foggiani”, scrivono tutti i consiglieri di opposizione meno Leo Di Gioia, che a dispetto dei rumors non si dimette ancora e resta neutrale, non belligerante nei confronti del centrodestra, coalizione che lo ha candidato alle scorse regionali.
L’idea degli eletti e del Pd è quella dell’happening, con militanti, associazioni e comitati sotto lo studio del notaio in un flash mob, dal momento che quasi sicuramente non raggiungeranno le 17 firme necessarie per sciogliere il Consiglio. Le speranze riposte nei 4 o almeno 3 Popolari Pugliesi – Tonino Capotosto è un fedelissimo del sindaco – delusi dal mancato rimpasto, infatti, sono piuttosto flebili se non proprio vane. “È molto difficile raggiungere i 17 consiglieri, noi però intendiamo andare avanti. Vedremo giovedì”, è il commento del capogruppo pentastellato Giuseppe Fatigato a l’Immediato.
