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Home » Mafia foggiana, bombe e quelle pressioni in Comune. Il compagno (estorsore) della consigliera: “Alle telecamere puoi scrivere di no?”

Mafia foggiana, bombe e quelle pressioni in Comune. Il compagno (estorsore) della consigliera: “Alle telecamere puoi scrivere di no?”

Di Francesco Pesante
17 Marzo 2021
in Inchieste
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Nuove ombre sul consiglio comunale di Foggia, sempre più a rischio scioglimento per mafia. Dopo le frasi del procuratore Ludovico Vaccaro sulle pressioni nei confronti dell’amministrazione comunale tese a scongiurare un potenziamento del sistema di videosorveglianza in città, emerge l’intercettazione “madre”. Il 43enne Fabio Delli Carri, già noto alle forze di polizia, avrebbe chiesto alla sua compagna, la consigliera comunale di maggioranza Liliana Iadarola (indipendente, ex Lega) di mettersi di traverso rispetto all’azione amministrativa attuata dall’assessorato alla Legalità. La consigliera al fidanzato: “Lei (l’assessora, ndr) vuole un mio parere su quello che ha scritto – riporta Repubblica Bari -, devo dire va bene secondo te, capito? Allora – continua Iadarola illustrando a Delli Carri il progetto della giunta – la sicurezza rappresenta un’assoluta priorità dell’azione amministrativa, l’obiettivo principale consiste nel consolidare il presidio quotidiano per rispondere alle esigenze di sicurezza dei cittadini, per tale motivo si ritengono interventi necessari quelli di seguito indicati: integrazione del regolamento di polizia urbana denominato nuovo regolamento di polizia urbana, quello che hanno fatto mo che prevede l’applicazione delle misure, tutela e il decoro di particolari luoghi, i presidi sanitari, scuole plessi scolastici e sanitari musei aree e parchi archeologici, aree destinate al verde pubblico, poi l’attuazione di ordinanze provvedimenti antidegrado contro l’illegalità, potenziamento del sistema di videosorveglianza come deterrente per l’esercizio di azioni criminose”. È sul “potenziamento del sistema” che Delli Carri sembrava mostrare perplessità. “Che cos’è che prevede? Videosorveglianza?”. Iadarola: “Sorveglianza, e si amore mio”. E lui: “Non puoi scrivere no?”. “Tu devi dire semplicemente, non ti preoccupare che comunque la sicurezza non va a cozzare con l’immigrazione”. In buona sostanza, il 43enne premeva affinché si esprimesse parere negativo sulla bozza dell’Assessorato in tema di pubblica sicurezza. 

Le bombe in città

Delli Carri e Iadarola spuntano anche nel decreto di fermo (firmato da DDA e Procura di Foggia) a carico del bombarolo albanese, Antonio Rameta, indicato dal pentito Carlo Verderosa come “persona a disposizione dei clan”. Delli Carri, caporal maggiore dell’esercito che nel 2014 diventò estorsore finendo in manette per il racket delle mozzarelle (LEGGI QUI), fu coinvolto nelle indagini che riguardavano Rameta, giovane albanese condannato giorni fa a 6 anni di carcere per le bombe al ristorante “Poseidon” e al centro diurno “Il Sorriso di Stefano”, attentati che scossero la città di Foggia. Ebbene, Delli Carri la notte del 12 novembre 2019, dopo l’esplosione al Poseidon, avrebbe riaccompagnato a casa il bombarolo. Subito dopo l’attentato, le telecamere ripresero Rameta mentre scappava a gambe levate, senza più lo zaino dove, verosimilmente, nascose l’ordigno. Strada facendo rallentò il passo continuando a camminare tra le vie. Era deciso, sapeva dove andare. Poi entrò in vico Aquila. In seguito, all’improvviso, uscì nuovamente da quella stessa viuzza. Erano le 2,18. Questa volta non era solo, ma in compagnia di un altro uomo dai capelli brizzolati (Delli Carri). I due scesero le scale che conducono a via Fioritto e raggiunsero la sede stradale. 

Poco dopo, su quest’ultima strada, le telecamere rilevarono il passaggio di una utilitaria di colore grigio. L’auto procedeva lungo le vie cittadine sino a raggiungere via Manzoni. Dopo alcuni minuti ritornò indietro, al punto di partenza, e venne parcheggiata vicino a vico Aquila. Il conducente era solo, scese dal veicolo, lo chiuse e rientrò a casa propria. Fu la svolta. Difatti, gli investigatori identificarono l’uomo brizzolato: pregiudicato residente in quel vicolo e proprietario dell’autovettura ritratta nelle immagini. Nei giorni successivi Delli Carri venne ascoltato dagli inquirenti ma, in prima battuta, negò tutto riferendo che quella notte non uscì dall’abitazione. Quando gli vennero contestati gli spostamenti dell’autovettura, documentati pure dal tracciamento elettronico della “scatola nera” dell’automezzo, cambiò versione diventando più collaborativo. Raccontò di avere ricevuto nottetempo la visita di un uomo conosciuto in carcere durante un periodo di detenzione, di cui ricordava solo il nome “Antonio”, che gli chiese di essere accompagnato in auto alla fine di via Manzoni. I riscontri successivi all’acquisizione della prova testimoniale consentirono di appurare i periodi di carcerazione dell’uomo e, attraverso essi, di individuare “Antonio”, cioè l’autore dell’attentato. Difatti, i due uomini avevano sofferto un contestuale periodo di detenzione presso la Casa Circondariale di Foggia tra il 2014 e 2015. 

L’interrogatorio e i “suggerimenti” della compagna

“Non vi voglio dire il nome della persona – riferì Delli Carri durante un interrogatorio riportato nel decreto –. Questa è una persona che ho incontrato in carcere e mi ha aiutato mentre stavo recluso; questa persona ancora oggi la incontro. Quando lo incontro cerco di sdebitarmi dandogli vestiti o cose di cui ha bisogno”. Durante una conversazione intercettata in auto tra Delli Carri e la compagna consigliera comunale, l’uomo si confidò riferendo dell’interrogatorio in polizia: “Come mi metto a dire che tiene una busta in mano… che ne so… non me lo ricordo proprio queste cose… sono tutti dettagli che si inventano loro… hai capito? E li vogliono appioppare a me. Walliu… ogni cosa… sei sicuro che tu la notte non esci? Mi è stato chiesto talmente tante volte… lo giuro Liliana.. te lo giuro su dio.. mi è venuto il sospetto.. ho detto vuoi vedere che qualche notte… mi sono alzato e sono uscito… madonna ma dove cazzo sono andato… non mi ricordavo proprio… ho detto io… sono andato con qualche femmina… “. Successivamente ancora Delli Carri (a bassa voce): “Gli ho detto che si chiama Antonio. Hai capito… non lo so… comunque fanno schifo… mamma mia”. Delli Carri temeva di finire al centro dell’inchiesta sul bombarolo e diceva: “Mo a me mi devono far perdere tempo alle tre e mezza”.

Iadarola: “Io alle tre là”

Delli Carri: “Sicuramente è per quel fatto là”

Iadarola: “Si è per quel fatto là”

Delli Carri: “E si lo so, mo loro mi devono dire a me, chi è che assomiglia? E io dico di no, e non mi abbraccio il processo”

Iadarola: “Aaaaa siii siii”

Delli Carri: “Se te ne vuoi uscire”

Iadarola: “Io lo conosco se ha cambiato fisionomia, capito comunque”

Delli Carri: “Brava”

Iadarola: “Se c’è… se lo individui, rimani sull’incerto”

Delli Carri: “È certo”

Iadarola: “Non fare proprio no… puoi dire questo lo conosco che sta fuori, questo lo conosco che sta fuori, magari se ti fanno vedere più facce… e poi gli dici, scusate una cosa voglio collaborare con voi con le indagini, vengo con voi, visto che mi state tenendo presente in queste indagini, posso farvi da ausiliario”.

A questo punto, gli inquirenti scrivono: “Delli Carri riferiva che gli investigatori gli volevano far perdere del tempo. Egli riferiva inoltre che in caso fosse stato sottoposto ad un verbale di individuazione fotografica, lui avrebbe risposto in maniera negativa in quanto non voleva essere coinvolto in un eventuale processo. Iadarola Liliana – continuano i magistrati – gli suggeriva di riferire agli inquirenti che la persona aveva cambiato fisionomia, con fine chiaro dunque di ostacolare il prosieguo delle indagini”. In un’altra intercettazione, ancora Iadarola: “Con tanti delinquenti che stanno a Foggia con le cose gravi… stanno perdendo tempo dietro a te… è proprio una persecuzione”. “Mi stanno facendo i dispetti Liliana”. Iadarola: “Si, i dispetti”.

Dalle carte emerge inoltre l’assidua frequentazione di Delli Carri con membri contigui al clan Sinesi-Francavilla della “Società Foggiana”. Le carte giudiziarie sull’inchiesta sono infatti arricchite da documenti fotografici e screenshot che immortalano l’uomo con soggetti “noti” agli inquirenti. (In alto, un’immagine tratta dal video sull’arresto di Rameta; nel riquadro, Delli Carri e Rameta)

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Tags: bombeFabio Delli CarriIadarolaMafia Foggia
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