“Stiamo morendo e pensiamo ancora a trovare la quadra sul presidente del Consiglio? La politica si deve fermare al Comune di Foggia”. È questo il sentimento di almeno 6 consiglieri di maggioranza dell’amministrazione Landella afferenti a 3 differenti partiti e alle liste civiche, che vivono senza nessun entusiasmo la presunta ritrovata unità della riunione di giovedì scorso, scaturita dal ritorno dei “due figlioli prodighi” ex Popolari Pugliesi, Tonino Capotosto e Pasquale Rignanese, che hanno costituito il neo gruppo Insieme per Foggia. Pur risicati, i numeri per Landella nella prossima seduta del 23 marzo, che vedrà la surroga del compianto Alfonso Fiore con Paolino La Torre e l’elezione del presidente del Consiglio, dovrebbero esserci. Leo Iaccarino insieme alle opposizioni e ai due ribelli Danilo Maffei e Max Di Fonso non sono riusciti nell’intento di far andar deserta la conferenza dei capigruppo.
Ma nella maggioranza il tormento in alcuni è molto elevato. C’è sicuramente tanto imbarazzo tra i due azzurri Raffaele Di Mauro e Antonio Bove, ma anche tra i due mirandiani leghisti Concetta Soragnese e Salvatore De Martino. Tutti e quattro sono ad un passo dal firmare dal notaio le loro dimissioni accodandosi a Pippo Cavaliere e agli altri. Proprio l’ingegnere li starebbe sollecitando ad avere coraggio. Del resto nessuno vuole affondare insieme al Titanic, come lo ha chiamato l’ex sindaco Gianni Mongelli, ed essere ricordato come un consigliere votante dell’amministrazione di centrodestra, macchiata probabilmente dall’onta dello scioglimento per mafia.
Lo scorso venerdì l’avvocato Giandonato La Salandra, che è anche segretario provinciale dei meloniani, sarebbe stato sul punto di protocollare le dimissioni dalla presidenza dell’azienda di trasporto pubblico Ataf.
I Fratelli d’Italia dopo i casi scomodi di Bruno Longo e Liliana Iadarola, entrambi eletti in partiti diversi da quello di Giorgia Meloni e fatti entrare in un momento di eccessiva crescita, e gli attacchi subiti da un ex di spessore come Giuseppe Mainiero, si trovano in estrema difficoltà. Secondo i vertici locali continuare ad arrovellarsi tra assessorato sì e assessorato no, tra presidenza sì presidenza no, è indice “di una maggioranza scollata dalla realtà”. E la realtà è la Commissione d’accesso per la verifica di infiltrazioni mafiose in Comune.
Contattato da l’Immediato, La Salandra si limita a commentare che “lo Stato deve essere lasciato lavorare”. Dietro la sua battuta in realtà si cela il convincimento che l’amministrazione Landella non abbia più nulla da programmare, se è vero che la speranza che il Comune non sia sciolto è più che labile visti i precedenti italiani e pugliesi.
Tuttavia in tanti alberga anche un altro sentimento, affine a quello del sindaco, che sta cercando con tutta la sua forza di andare avanti per non morire definitivamente a livello politico. “Se non abbiamo nulla da temere perché dobbiamo alzare bandiera bianca?”, si chiedono alcuni eletti e alcuni assessori.
Se i Fratelli d’Italia sono pronti a ritirare i loro assessori, in particolare Matteo De Martino con il mantra “Facciamoci da parte e ricostruiamo”, altri si illudono insieme al sindaco di poter ancora gestire finanziamenti e poste del potere. Ma quanto durerà?
“Noi siamo cresciuti tanto dalle Politiche del 2018 alle regionali di settembre 2020, abbiamo 1547 tessere ma nessun signore delle tessere, siamo un partito che si è radicato sul territorio. Nessuno creda di essere detentore di consensi: ora è il momento di azzerare tutto e di individuare dei nuovi anticorpi se non vogliamo essere spazzati via dal provvedimento del Governo”, si dicono sottovoce i meloniani.
Il partito ribolle tanto che qualcuno sui social legge come tentativi di Opa le parole al vetriolo di Annamaria Fallucchi prima dei non eletti della lista del Pumo alle Regionali e donna più suffragata dell’intero centrodestra pugliese, la quale ha invitato la maggioranza foggiana a prendere le distanze da Landella e a dimettersi, unendosi alle opposizioni. “Foggia deve voltare pagina, ci sono momenti in cui non si può restare in silenzio”, il suo incipit.
Secondo alcuni, Fallucchi, attraverso l’amico Raffaele Fitto, non senza ambizione, starebbe tentando di prendersi il partito, togliendolo quindi ai due dirigenti storici Giandonato La Salandra e Gianvito Casarella, che sono sempre stati con la fiamma di Meloni e Gemmato anche quando il partito non era per nulla attrattivo e aveva percentuali risibili. Prima dell’occupazione centrista dei fittiani e degli uomini di Franco Di Giuseppe.
Nelle messaggerie già girano dei contrattacchi a Fallucchi, che alle scorse regionali non ha disdegnato i voti dell’ex sindaco di Cerignola Franco Metta, altro Comune sciolto per mafia, come testimoniano le foto della sua campagna elettorale al fianco del penalista cicognino che si moltiplicano su WhatsApp con fotomontaggi di nuvolette satiriche. “È inutile fare la paladina da social network, non si possono usare due pesi e due misure”, è il messaggio fatto filtrare da Fdi. (In alto, Landella e La Salandra)
