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Home » Favori in Capitaneria di Porto a Manfredonia, per gli indagati non è ancora il tempo di festeggiare. Ecco perché la Procura può vincere il ricorso

Favori in Capitaneria di Porto a Manfredonia, per gli indagati non è ancora il tempo di festeggiare. Ecco perché la Procura può vincere il ricorso

Di Francesco Pesante
25 Marzo 2021
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

La Procura di Foggia non ci sta e prepara il ricorso dopo le 22 assoluzioni del processo “Nettuno” per i presunti favori nella Capitaneria di Porto di Manfredonia. Non è ancora tempo di festeggiare per le persone coinvolte nel blitz del dicembre 2019 quando in 23, tra militari e civili (un maresciallo ha patteggiato ammettendo le proprie colpe), furono accusati, a vario titolo, di falso, abuso in atti d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, simulazione di reato e presunti favoritismi per l’ottenimento del “bollino blu”, necessario per la navigazione da diporto. Il giudice ha ritenuto gli atti d’indagine “inutilizzabili” in quanto il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di Porto (Nucleo Speciale di Intervento di Roma), delegato dalla Procura di Foggia, non aveva le competenze per indagare in base ad un articolo del Codice della Navigazione. Un difetto procedurale che nulla toglie rispetto ai comportamenti disdicevoli e assai stigmatizzabili svelati nell’operazione. Militari che avrebbero confezionato “a tavolino” falsi verbali per favorire propri conoscenti; per non parlare poi del sistema messo in piedi per aggirare le regole al fine di rilasciare bollini blu a persone che non ne avevano il diritto. Infine, i presunti magheggi per evitare i controlli della Guardia Costiera. Fatti che hanno gettato discredito sull’intera istituzione militare.

Ora i magistrati puntano al ribaltone e per questo impugneranno la sentenza (le motivazioni saranno pubblicate nei prossimi giorni). In passato, la Cassazione già si espresse per vicende simili dando ragione all’accusa. Un indirizzo giurisprudenziale della Corte suprema ritenne infondata la tesi difensiva perché gli ufficiali delegati, anche se non rivestivano la qualità di ufficiali di polizia giudiziaria, erano comunque stati investiti delle funzioni dal Procuratore della Repubblica. “Conseguentemente – riportò la Corte -, a prescindere da ogni altra considerazione in ordine alla estensione della loro competenza, gli stessi avevano perduto la connotazione specifica del corpo di appartenenza per assumere, a tutti gli effetti, quella di ufficiali di polizia giudiziaria”.

E ancora: “Di essi l’autorità giudiziaria può disporre per affidare loro i compiti previsti dalla legge e gli stessi sono tenuti ad attenersi alle disposizioni loro impartite a norma degli articoli 58 e 59 c.p.p.”. In buona sostanza, se il procuratore investe un organo per le indagini, questo può comunque procedere estendendo le proprie competenze per il caso specifico. Dunque, se da un lato la difesa ha fatto notare una sorta di vuoto normativo, dall’altro c’è l’accusa pronta a rilanciare. Il caso resta aperto. (In alto, il procuratore di Foggia Ludovico Vaccaro e il pm Gambardella nel giorno della conferenza stampa sul blitz “Nettuno”)

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Tags: Capitaneria di PortoManfredoniaNettuno
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