Scatta lunedì 13 febbraio 2017 (pm Laura Simeone) il processo per tentato omicidio aggravato in concorso del 26enne di Mattinata Riccardo Stuppiello, aggredito, malmenato e infine accoltellato nella tarda serata del 3 ottobre dello scorso anno nei pressi del bar “Coppa di Cuoco” nel centro cittadino. Furono subito indagati i due fratelli Vaira, Michele e Marco, rispettivamente di 27 e 19 anni che avrebbero agito con la complicità di una terza persona la cui posizione è al vaglio dell’autorità giudiziaria. Tale circostanza è rivelata dalle riprese dell’impianto di videosorveglianza che inquadrano un altro individuo che, assieme ai Vaira, seguì Stuppiello (accompagnato in disparte con un pretesto) fuori dal locale per poi partecipare all’aggressione e infine defilarsi repentinamente visto il sopraggiunge in soccorso di una donna testimone oculare del fatto.
Le telecamere del circuito interno ripresero anche la sottrazione ad opera di uno dei fratelli, seduto al bancone, di un coltello in uso al barista, presumibilmente usato per il ferimento di Stuppiello.

“Parteciperemo al processo per chiedere in maniera energica che sia affermata la penale responsabilità degli imputati e certamente per il ristoro di tutti i danni patiti. La nostra presenza – afferma il legale della vittima, Pierpaolo Fischetti – sarà anche a presidio nel contrastare la sterile e prevedibile tesi difensiva degli imputati di derubricare il fatto da tentato omicidio a lesioni volontarie per chi vorrebbe far passare il vile e premeditato gesto di tre persone di cercare di uccidere a coltellate una persona inerme, peraltro colpendola alle spalle, dettato da abbietti e futili motivi, come un banale litigio”.
Come riferito in una precedente dichiarazione dall’avvocato della parte lesa, i soccorsi si attivarono grazie alla risolutezza di una donna presente nel locale che, contrariamente ad altri avventori corsi via perché minacciati di non immischiarsi, ebbe il coraggio di allertare il 118. I Vaira avrebbero poi minacciato di colpire con calci e schiaffi la stessa donna. Difatti i due dovranno rispondere anche per questo capo di imputazione.
Il 26enne rimase con la lama, staccata dal manico, conficcata nella zona lombare. Solo per soli pochi millimetri non venne colpita la colonna vertebrale o altri organi vitali.
