Duecento milioni di euro per attestare il Policlinico di Foggia “ai vertici nazionali per infrastrutture e tecnologie”, grazie all’abbattimento delle strutture obsolete, al completamento del trasferimento dei reparti nel Deu e l’acquisizione di grandi macchine di ultima generazione. La deadline è fissata al primo ottobre. Ne abbiamo parlato con il dg Vitangelo Dattoli.
Direttore, il Deu è diventato un caso per via del tempo trascorso dall’avvio del cantiere. Lei è il terzo manager che si confronta con l’opera avviata da Nichi Vendola nel lontano 2012, allora il più grande appalto della Puglia. Come è cambiato il progetto iniziale?
Ci sono state variazioni, ma non per cattiva programmazione. Molte cose devono essere riadattate ai tempi. Basti pensare che una settimana prima che scoppiasse l’emergenza Covid dovevamo trasferire la Pneumologia dal monoblocco per i lavori programmati, ovviamente è stato impossibile. Per fortuna il reparto si è consolidato in maniera grandiosa al Policlinico. Questo per dire che la complessità ci spinge a cambiare spesso direzione in corsa. In ogni caso, il progetto è cambiato solo per le questioni dell’ultimo miglio, classicamente ritenute non pianificabili: attrezzature e alcuni lavori. Due elementi sono certamente inediti: al posto della Neuro con la stroke unit, che sarà allocato in ambienti adeguati nel monoblocco, sarà sviluppata la Cardiochirurgia (non era prevista), la chirurgia vascolare, e le new entry della chirurgia plastica con centro ustioni e la chirurgia maxillo-facciale.
Se si esclude la marea di contenziosi, e la conseguente paralisi dei lavori di 5 anni, perché non si è riusciti a rispettare la data di fine 2018 prevista dall’ultimo accordo?
Di contenziosi ce ne sono stati moltissimi, per fortuna quando sono arrivato era già stato chiuso un accordo transattivo, completato circa 4 anni fa. Quando mi sono insediato c’era ancora molto da fare, il Deu era più di un rustico ma non c’erano opere di dettaglio. Poi sono state fatte strade, parcheggi e l’elisuperficie: questo era tutto inedito. Al netto dei problemi sulle ditte causa Covid e del blocco di 5 anni dei lavori, da quando ci sono io si sconta un ritardo di 6 mesi sul cronoprogramma. Però in questo tempo abbiamo concluso tutte le opere di urbanizzazione: una serie di attività mostruose.
Cosa resta da fare e qual è la nuova deadline che avete fissato?
Resta l’ultimo miglio che, per legge, non può essere fatto prima della consegna del cantiere, avvenuta a ottobre del 2020 con contestuale agibilità. Le gare però erano già partite. La parte pratica è iniziata da quella data. I chiodini li puoi mettere solo da quando la ditta ha consegnato l’opera. Ad ottobre sono partite gare per le grandi macchine, a cominciare dalla prima risonanza magnetica tesla in un ospedale pubblico, poi due tac e attrezzature specifiche di radiodiagnostica per la traumatologia multidimensionale (solo un altro ospedale ce l’ha). Nel frattempo abbiamo attivato il reparto operatorio tramite la procedura PPP, passaggio auspicato dal nuovo codice degli appalti, e si realizzerà entro la fine dell’anno. Saranno sale operatorie ibride, idonee allo standard qualitativo raggiunto dal Policlinico.
Le attività nel Deu sono state avviate da qualche tempo, ma alcune aree sono ancora vuote. Insistiamo: quando sarà completo il trasferimento?
Entro il primo ottobre completeremo il trasferimento, ad esclusione delle sale operatorie (fine anno) e del centro ustioni. Quest’ultimo è una chicca per i Deu più evoluti. Tratteremo casi gravissimi. Al momento in Puglia ci sono Brindisi e Bari, con Foggia si completerà l’assetto regionale. Dopo l’attivazione verranno pazienti da tutto il Sud.
I prossimi step di brevissimo periodo invece?
Prevediamo il trasferimento della Cardiologia entro giugno, che completa Emodinanica con strutture avveniristiche. Abbiamo già trasferito chirurgia vascolare, chirurgia plastica e toracica.
Quante risorse sono arrivate a Foggia per trasformare gli Ospedali Riuniti in Policlinico?
Abbiamo ricevuto il corpus di risorse più importante in Puglia, circa 200 milioni di euro per lavori e tecnologie (30-40 milioni per queste ultime, NdR). Il nostro Policlinico sarà tra i primi in Italia. La nostra Radiologia sarà un fiore all’occhiello, al vertice nel panorama nazionale. Ci sarà una integrazione elevata in una azienda a fortissima complessità. Tutte le gare partiranno entro l’autunno, per il 2022 prevediamo la conclusione dell’iter contrattuale e l’avvio dei lavori pianificarti con le risorse ricevute.
Ci sono però ancora criticità insuperate, come le sale operatorie nell’ala della maternità…
Durante la pandemia si sono rivelate una fortuna, perché abbiamo trasferito le Rianimazioni. Tuttavia, per la visione iniziale non erano considerate più a norma, per questo le riconvertiremo per altre attività.
L’emergenza Covid ha stravolto le attività ordinarie, come ne esce il Policlinico?
Le attività ambulatoriali e quelle oncologiche non le abbiamo mai sospese, siamo tra le poche aziende ad esser riusciti a garantire questo tipo di prestazioni senza soluzioni di continuità. Per le attività chirurgiche, invece, abbiamo subito fisiologiche riduzioni, per ragioni facilmente comprensibili. Siamo passati da 16 a 46 posti letto Covid, questo ha determinato l’impossibilità per gli anestesisti di garantire le 12 ore per le attività chirurgiche. Stiamo recuperando. Adesso ci sono le date per gli interventi. Qualche settimana fa erano una chimera.