C’è anche un ragazzo di 23 anni con disagio tra le vittime dei bulli finiti sotto inchiesta per la morte di Marco Ferrazzano, il foggiano di 29 anni suicidatosi il 22 gennaio scorso lanciandosi sotto un treno. Una storia di bullismo, violenze e umiliazioni svelata nel giro di pochi mesi da procura e squadra mobile che nelle scorse ore hanno notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari, d’informazione di garanzia e di diritto alla difesa nei confronti di D.P.G.L. classe 1998; B.A. classe 1997; T.A.P. classe 2000; P.F.P. classe 1999; V.D.P. classe 1999; A.G. classe 1998. Tra loro spuntano anche due dei protagonisti della tragica rapina al bar “Gocce di Caffè”, costata la vita a Francesco Traiano: facile risalire ad un evento di cronaca così tristemente noto, confrontando iniziali e date di nascita. Interpellato da l’Immediato, il legale della famiglia di Marco Ferrazzano ha preferito “non rilasciare dichiarazioni, in attesa di maggiori sviluppi”.
Intanto, il caso potrebbe anche allargarsi, così come la rete di aguzzini dentro la quale erano finiti Marco e chissà quanti altri giovani in condizioni fragili. Tra questi un suo amico, un 23enne che non ebbe la forza di denunciare, contrariamente a Ferrazzano. Ma questa è anche una storia di omertà, un po’ come quella dell’omicidio Traiano. Parenti e amici sapevano e tutti tacevano. Inoltre, le umiliazioni avvenivano in piazza, alla luce del sole, soprattutto a Parco San Felice e nei quartieri San Ciro e Candelaro. Possibile che nessuno abbia visto niente? Marco si era anche confidato con il suo amico, confessando più volte il suo disagio, poi sfociato nella tragedia di fine gennaio.
Dei sei giovani, uno è indagato in concorso per il reato di truffa con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di disabilità di Ferrazzano. Gli altri sono indagati in concorso per il reato di stalking, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando delle condizioni di disabilità di Marco e dell’altro ragazzo.
L’attività investigativa ha avuto inizio dalla denuncia di furto del cellulare sporta dal defunto e dalla successiva denuncia di allontanamento di Marco dalla propria abitazione nella stessa giornata. Nell’atto di denuncia, Ferrazzano dichiarò che nella mattinata del 21 gennaio 2021 alle ore 12.30 circa, mentre era nei pressi del mercato rionale di via Luigi Pinto a Foggia, fu avvicinato da due ragazzi a bordo di uno scooter che gli chiesero di poter effettuare una chiamata con il suo cellulare. Temendo ripercussioni malgrado non fosse intenzionato ad acconsentire alla pretesa, consegnò nelle mani di uno dei ragazzi il proprio cellulare, ma alla richiesta di restituzione, i due si allontanarono portando via il telefono. Marco, nel tentativo di rincorrerli e bloccarli, cadde a terra procurandosi solo qualche escoriazione.
Nel primo pomeriggio del 23 gennaio 2021 presso la Sezione di Polizia Ferroviaria di Foggia, la madre di Marco denunciò la scomparsa del figlio, avvenuta il giorno precedente intorno alle ore 15 circa. In sede di denuncia, la donna riferì che il cellulare rubato al figlio continuava a squillare senza risposta e precisò che il giovane abitualmente faceva rientro a casa intorno alle ore 20.30, che soffriva da anni di depressione e schizofrenia, per cui era in cura presso il Dipartimento di Salute Mentale di Foggia.
Poi, però, venne fuori che Marco si era suicidato lanciandosi sotto un treno regionale, il San Severo-Bari. In seguito, anche grazie alla tenacia dei parenti del giovane, emersero atti di bullismo subiti da Marco e pubblicati sui social network. Filmati che raffiguravano anche altre persone fragili bersagliate dalla gang di bulli.
È anche emerso che Marco in più occasioni veniva picchiato in strada da suoi coetanei: alcuni video mostravano immagini in cui a Marco venivano tagliati i capelli e gli venivano fatte fare le capriole a terra.
Gli indagati gli impedivano di allontanarsi liberamente e lo costringevano a contattare con il cellulare alcuni conoscenti per proferire insulti. Veniva anche costretto ad ingiuriare i passanti. Dall’audizione dell’altra parte offesa, è emerso che la vittima subiva ripetutamente atti di bullismo e violenza fisica; in una occasione, dopo essere stato capovolto a testa in giù, venne ripreso da uno degli indagati con un cellulare mentre gli altri assistevano compiaciuti alla scena e in un’altra circostanza fu investito con un ciclomotore.
Marco dovette ricorrere alle cure dei sanitari già nel gennaio del 2020 dopo essere stato aggredito da persona a lui nota. I sanitari gli diagnosticarono escoriazioni al volto, un dolore localizzato alla mano destra e un trauma contusivo al naso con prognosi di 20 giorni. Gli indagati erano soliti minacciare le parti offese attraverso aggressioni pesanti e continui insulti per la loro disabilità. “I soggetti coinvolti negli episodi di prevaricazione/aggressioni/violenze nei confronti di Ferrazzano – riporta una nota della Questura di Foggia – annoverano pregiudizi di Polizia”.
