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Home » Marco insultato, picchiato e costretto a fare le capriole insieme ad un suo amico. Il sadismo dei bulli foggiani

Marco insultato, picchiato e costretto a fare le capriole insieme ad un suo amico. Il sadismo dei bulli foggiani

Di Redazione
28 Giugno 2021
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Come anticipato nei giorni scorsi da l’Immediato, ci sono anche due imputati del processo Traiano tra i presunti bulli di Marco Ferrazzano, il 29enne foggiano che si è suicidato lo scorso 22 gennaio lanciandosi sotto un treno alla periferia di Foggia. Tra i sei indagati spuntano Antonio Bernardo, 24enne detto “U’ stagnr” e Antonio Pio Tufo, 21enne alias “U’ giall”. Bernardo è nipote dell’omonimo Antonio Bernardo detto “lo zio”, ucciso nei pressi di San Ciro nel 2008, ammazzato nell’ambito di una guerra di mafia tesa all’epurazione della vecchia “classe dirigente” della “Società Foggiana”.

I due giovani sono attualmente detenuti per la rapina del 17 settembre 2020 costata la vita al titolare del bar “Gocce di Caffè”, Francesco Traiano. Bernardo fu tra quelli che – stando alle carte dell’inchiesta “Destino” – si accanirono maggiormente su Traiano, preso a calci quando era già a terra privo di sensi dopo una coltellata al viso infertagli dal minorenne A.C..

Ed ora, a mesi di distanza, spunta quest’altra brutta storia riguardante il povero Marco Ferrazzano, giovane fragile di Foggia, nelle mani di bulli senza scrupoli che per diverso tempo avrebbero preso di mira sia lui che un amico, il 23enne G.S.. Oltre a Bernardo e Tufo sono indagati, come riporta La Gazzetta del Mezzogiorno, Giuseppe Leone Della Pace, di 23 anni; Francesco Paolo Paoletti, di 22 anni; Dario Pio Vacca, di 22 anni; e Giuseppe Apruzzese di 23 anni. 

Della Pace è accusato, in concorso con una persona rimasta sconosciuta, di essersi impossessato del cellulare di Ferrazzano con il pretesto di dover fare una telefonata urgente. Una volta ottenuto lo smartphone, Della Pace e il complice fuggirono a bordo di uno scooter. Gli altri indagati sono accusati di stalking, non solo nei confronti di Ferrazzano ma anche di G.S..

I due ragazzi, stando alle indagini della squadra mobile, sarebbero stati più volte minacciati, molestati, diffamati ed aggrediti fisicamente. Ma anche derisi, picchiati e costretti a fare capriole mentre venivano ripresi con i telefoni. I filmati finirono poi su Instagram, in particolare su una pagina – poi chiusa – dove anche altri fragili della città venivano sbeffeggiati da gruppi di sadici.

Apruzzese avrebbe spinto più volte a terra G.S. e, in un’occasione, lo avrebbe capovolto a testa in giù, permettendo a Vacca di riprendere la scena con il cellulare, mentre Paoletti assisteva compiaciuto. G.S. sarebbe stato anche inseguito mentre provava la fuga.

Risulterebbero episodi a Parco San Felice, quartiere Candelaro e quartiere San Ciro, tutti alla luce del sole, ma nessuno ha mai denunciato. Sarebbe inoltre emerso che Vacca avrebbe minacciato più volte G.S., “ti spacco la testa”, oppure dicendo: “È arrivato u’ pngon”.  Ferrazzano, più volte tornato a casa con ecchimosi al viso, derubato di vari smartphone, aveva confidato al suo amico la volontà di farla finita. Cosa tristemente accaduta in quel tragico 22 gennaio sui binari del San Severo – Bari.

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Tags: FoggiaMarco Ferrazzanotraiano
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