Condanne confermate, con riduzione di pena, nel processo “Nemesi” dal nome dell’operazione dei carabinieri di Foggia. Nelle scorse ore, la Corte Appello di Bari ha emesso sentenza nei confronti della mafia di Trinitapoli che da almeno un ventennio insanguina la provincia Bat. Inflitte pene a otto persone ritenute legate al clan Gallone-Carbone ed accusate di porto e detenzione illegale di armi aggravati dalla mafiosità. Armi che, secondo l’accusa, dovevano essere utilizzate per colpire i rivali dei clan De Rosa-Miccoli-Buonarota e Visaggio-Valerio, quest’ultimo con base a San Ferdinando di Puglia.
Giuseppe Gallone, ritenuto al vertice dell’omonimo gruppo criminale, è stato condannato a due anni, dieci mesi e venti giorni di reclusione (tre anni e 4 mesi nella sentenza di primo grado). Stessa pena per Vincenzo Carbone, Giuseppe Sisto, Armando Presta, Emanuele Sebastiani e Ruggiero Del Negro. Condannati invece a due anni Cosimo Damiano Gallone e Raffaele Piazzolla.
“L’intento degli indagati, che pianificavano mirate azioni di fuoco in numerosi comuni pugliesi – scrissero gli investigatori in una nota -, non giungeva alle estreme conseguenze solo grazie ai pressanti controlli del territorio organizzati, in accordo con la Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, dai carabinieri di Foggia e dai Comandi di Cerignola, Trani e Bisceglie. L’eccezionale attività di controllo delle forze dell’ordine ha consentito infatti di vanificare le numerose missioni di morte organizzate dagli indagati, così riaffermando la presenza dello Stato e interrompendo la lunga scia di sangue che ha tragicamente caratterizzato gli anni più recenti”. (In alto, nei riquadri, Giuseppe Gallone, Cosimo Damiano Carbone e Pietro De Rosa, gli ultimi due caduti nella guerra tra clan; sulla sfondo, l’omicidio di Carbone)