“Intervengo, nella mia qualità di difensore dei professori Del Nobile e Centonze, in merito all’articolo pubblicato dalla sua testata giornalistica sull’esito del processo ‘Dare’ a carico di alcuni professori dell’università di Foggia”. Esordisce così l’avvocato Paolo D’Ambrosio dopo la sentenza che ieri ha assolto alcuni professori dell’ateneo dauno.
“Mi corre, infatti, l’obbligo – prosegue il legale – di precisare che il procedimento penale in argomento trae spunto da un esposto presentato dai predetti professori Centonze e Del Nobile a seguito della loro estromissione dalla guida di un progetto di ricerca finanziato dal MIUR nel 2013. Nell’esposto i predetti si limitarono a rivendicare la paternità dell’attività di ricerca svolta fino a quel momento in attuazione del ridetto progetto e a lamentare l’illegittimità della loro estromissione. Tutto ciò che ne è nato, in termini di contestazioni di reato da parte della Procura della Repubblica di Foggia, è frutto dell’attività di indagine svolta dalla medesima Procura per il tramite della Guardia di Finanza, nel corso di due lunghi anni, che hanno portato gli inquirenti a formulare ipotesi criminose mai neppure adombrate nell’esposto. A questa premessa, di fatto incontrovertibile, consegue evidentemente che l’esito assolutorio del processo non ha sconfessato i denuncianti, ma se mai ha dimostrato l’infondatezza dell’accusa formulata dalla Procura della Repubblica, per le ragioni che non è dato conoscere fin quando non saranno depositate le motivazioni della sentenza”.
Poi aggiunge: “In ogni caso, sarà difficile che la sentenza possa smentire i dati oggettivi sui quali quelle accuse si sono basate, mentre è facile ritenere che gli stessi siano stati oggetto di una diversa valutazione giuridica da parte del giudice. In conclusione può ritenersi errata l’idea di chi vuole ricondurre la vicenda processuale ad un riduttivo dualismo tra buoni e cattivi, obliterando i molteplici e complessi fatti che hanno dato in realtà fondamento alla celebrazione del processo penale, mentre va ribadita la assoluta legittimità dell’azione di chi si è limitato a chiedere l’intervento della ‘legge’“.
