Rapporti tesi tra i vertici delle batterie mafiose foggiane, Sinesi-Francavilla e Moretti-Pellegrino-Lanza. Vicende raccontate nella recente sentenza “Decima Azione” che ha condannato a svariati anni di galera i maggiori esponenti della criminalità organizzata del capoluogo dauno. Protagonisti dello scontro Francesco Sinesi, figlio del boss Roberto e Rocco Moretti, capostipite della famiglia omonima e nome storico della mala foggiana. I due condivisero per un breve periodo lo stesso carcere, il penitenziario di Bari. Oggi, invece, sono entrambi al 41 bis, rispettivamente a Terni e L’Aquila.
Ma durante la detenzione nel capoluogo pugliese, sfiorarono lo scontro per questioni relative all’agguato patito da Roberto Sinesi (padre di Francesco), rimasto ferito nel quartiere Candelaro mentre era in compagnia del nipotino e della figlia. “In relazione ai rapporti difficili tra i Moretti e i Sinesi – si legge nella sentenza –, il pentito barese Mimmo Milella riferiva che, per loro prassi, gli esponenti della criminalità organizzata foggiana durante i periodi di detenzione carceraria si ignorano, senza dar luogo a vendette o ritorsioni; lo dimostra anche un episodio, riferito de relato, relativo ad una sfida lanciata a ‘zio Rocco’ da Sinesi Francesco dopo l’attentato contro suo padre Roberto (e nell’ambito del quale venne ferito il nipotino del boss)”.
Milella: “Facevano finta di niente, non si litigavano, stavano in cella insieme pure. Però c’è l’episodio, prima che arrivavo io, che vi posso raccontare, so che quando arrivò la prima volta Rocco Moretti al carcere di Bari, che me lo dissero gli amici miei, che Sinesi (Francesco) stava già lui a Bari prima. Francesco era prima al carcere di Bari, e Rocco Moretti arrivò di sera e Francesco Sinesi lo sfidò, disse: ‘Scendi’ la sera”. Pm Manganelli: “E poteva? Non era chiusa la cella?” Milella: “No, alle quattro, la sera alle quattro, a Bari fino alle quattro di pomeriggio possiamo stare, doveva scendere al passeggio alle tre così, lui arrivò verso quell’ora, disse: ‘Ora sono stanco, domani scendo’, perché si diceva il fatto dell’agguato che avevano preso il bambino i Sinesi, insomma, ed erano arrabbiati i Sinesi per il fatto del bambino che avevano sparato e che avevano ucciso il bambino (in realtà rimase ferito, ndr), quelle cose là. Il giorno dopo come uscì Francesco Sinesi disse: ‘Vieni qua’ e pensava Rocco, lui pensava che Rocco si doveva prendere paura a contatto delle persone, trentamila persone che stavano attorno a me, e gli disse: ‘Vieni qua’ e lui si sbottonò la camicia disse…”.
Pm Manganelli: “Rocco?” Milella: “Si. Si sbottonò la camicia e disse: ‘Che cos’è il fatto, vieni a qua, andiamo là che qua le persone sentono a noi’, non si prese paura e lo sfidò nel senso dice: ‘Che cosa è il problema?’ Si aspettava che Francesco faceva qualcosa, Francesco non fece niente, poi si misero a parlare e finì là, nel senso che chiacchierarono tutta la giornata dei fatti loro”. Pm Manganelli: “Perché si sbottonò la camicia?” Milella: “Perché uno si incastra, se deve fare a botte si toglie la maglietta, la camicia si incastra”. Pm Manganelli: “Per avere più agilità. Ma poi presero…” Milella: “Con quel gesto lui capì che non si prendeva paura, perché Sinesi diceva che tutta la giornata, il giorno dopo al passaggio lo doveva menare”. Pm Manganelli: “Sinesi a Rocco Moretti?” Milella: “Sì. Me l’hanno raccontato persone che stavano prima di me, che arrivavo io (..)” Milella: “Il fatto che mi ha raccontato Alessandro Moretti che ve l’ho detto prima, che quando è uscito…”
Pm Manganelli: “Di Giosuè o di Rocco?” Milella: “Di Rocco Moretti che quando è uscito ha cercato soldi a tutti e ha detto: ‘Ora devo mangiare io’… A tutta la criminalità foggiana e poi è andato sulle estorsioni però prima la criminalità foggiana. Toglieva le macchine alle persone di prepotenza (…)” Milella: “Economicamente stavano bene, da non avere niente, mi disse, ‘come è uscito mio zio ci siamo messi tutti bene’, così mi disse”. Pm Manganelli: “Alessandro?” Milella: “Si”. Pm Manganelli: “Diceva lui che macchina aveva?” Milella: “No, diceva, si fa per dire: ‘Avevamo i frigoriferi vuoti, quando è uscito lo zio ci siamo messi a posto’“.
