29 anni fa, il 6 novembre 1992, mentre il consiglio comunale e la Giunta Chirolli approvavano il Piano Regolatore Benevolo, veniva ucciso dalla mafia foggiana in serata Giovanni Panunzio, imprenditore edile che si era ribellato al potere estorsivo.
Oggi nello slargo a lui dedicato lungo Corso Roma, Piazza Panunzio, il figlio, la vedova e la battagliera nuora Giovanna Belluna Panunzio insieme al presidente dell’associazione Panunzio, Dimitri Lioi e i vertici civili e religiosi lo hanno ricordato dando inizio alla lunga giornata di celebrazioni che si concluderà con l’affidamento del bene confiscato per la realizzazione di un Dopo di noi. Con i familiari anche la conmissaria straordinaria del Comune di Foggia Marilisa Magno, che ha sottolineato l’importanza della memoria delle vittime di mafia.
“Negli anni 90 non è stato facile, eravamo soli, venivamo insultati, la paura è stata tanta. Un percorso doloroso e faticosissimo, ma abbiamo imparato ad accompagnare la paura col coraggio, siamo una grande famiglia molto unita”, ha detto Giovanna Belluna di fianco all’auto, la Ypsilon 10 amaranto, nella quale fu ucciso il suocero, riparata e custodita da Michele Panunzio.
L’attivista antimafia non ha nascosto le amarezze degli ultimi tempi. Non è stato un anno semplice dopo la morte del testimone di giustizia Mario Nero.
“L’esempio di Giovanni l’ha fatto lui da vivo. La sua scelta, la denuncia il memoriale ha fatto tutto lui. Noi nelle scuole e in queste giornate non facciamo che tenere viva la sua memoria”.