“Finalmente abbiamo dato sostanza e dotazione finanziaria alla Legge regionale n.1 del 27 gennaio 2015, relativa alle attività di valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale. Si tratta di un risultato importante perché siamo riusciti a estendere i riferimenti al patrimonio materiale e immateriale dei siti destinati all’attività estrattiva di bauxite a San Giovanni Rotondo, Spinazzola e Otranto”, afferma Napoleone Cera, presidente Gruppo Popolari della Regione Puglia, che ha presentato un emendamento inserito nelle disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2017.
Per le attività di valorizzazione del patrimonio di archeologia industriale, nel bilancio regionale autonomo, nell’ambito della missione 5, programma 2, titolo 1, è assegnata una dotazione finanziaria per l’esercizio finanziario 2017, di 150mila euro. Stesso stanziamento è stato assegnato, in termini di competenza di cassa, per gli esercizi finanziari 2018 e 2019. Il 2015, anno di riferimento della legge regionale, è stato un anno di svolta nella tutela e valorizzazione del patrimonio archeologico industriale. L’Italia, anche grazie alle iniziative dell’AIPAI (Associazione Italiana Patrimonio Archeologico Industriale) ha in parte recuperato il terreno perduto rispetto ad altre nazioni europee che hanno saputo rendere fruibili e patrimonio condiviso gran parte della propria Memoria, legata ai siti industriali abbandonati, costruendo realtà di grande interesse e richiamo per il turismo culturale, come avviene in molte parti d’Europa.
In Italia esistono pochi esempi di valorizzazione sistematica dell’archeologia industriale, quasi assente nel Mezzogiorno, dove pure insistono insediamenti di grande interesse storico e culturale, come nel caso dei siti minerari di bauxite della Puglia. Sono tre i siti pugliesi interessati. San Giovanni Rotondo, Spinazzola e Otranto sono i luoghi unici dell’archeologia industriale pugliese e meridionale, perché per quasi 40 anni hanno rappresentato un punto di riferimento nell’attività estrattiva di bauxite.
“L’industria italiana deve molto ai siti pugliesi. I pugliesi devono molto all’attività estrattiva, perché in molti, grazie al lavoro nelle miniere e cave di bauxite, hanno potuto affrancarsi da una difficile situazione sociale ed economica. Non a caso le miniere pugliesi hanno garantito salari e lavoro, sia pure faticoso e doloroso. “Le miniere del Gargano, Murgia e Salento possono diventare una rete di sviluppo del patrimonio materiale e immateriale della Puglia e un esempio integrato di archeologia industriale che potrebbe aprire una nuova prospettiva di sviluppo del territorio regionale ed espansione dei flussi legati al turismo culturale, ambientale ed escursionistico”, conclude Napoleone Cera.

