di FRANCESCO PESANTE
Scomparsi nel nulla. Come inghiottiti dal promontorio garganico. Risale ad ormai nove anni fa la sparizione di Alessandro Ciavarrella, svanito nel nulla l’11 gennaio del 2009 a Monte Sant’Angelo: uno dei casi più misteriosi degli ultimi 10 anni in Puglia, secondo l’associazione Penelope che si occupa di persone scomparse. Il ragazzo aveva soltanto 16 anni. Era sceso per un caffè con gli amici ma di lui non si è saputo più nulla. In una lettera anonima giunta all’associazione, il 22 novembre 2010, forse le motivazioni della scomparsa. Un anonimo scrisse: “Alessandro era un bravissimo ragazzo ma è stata l’influenza di quelli amici sbagliati che l’ha tradito. Si era messo in un giro più grande di lui e neanche sapeva come uscirne fuori. Aveva fatto amicizia con soggetti che frequentavano il bar sotto casa sua”. A nove anni da quell’episodio, la madre continua a cercare la verità. Il suo appello non è mai cambiato di una virgola: “Chi sa, parli!”
Nel frattempo altri casi simili hanno interessato la provincia di Foggia ed il Gargano in particolar modo. Il più recente riguarda il viestano Pasquale Notarangelo, 26enne figlio di Onofrio Notarangelo, morto ammazzato a gennaio 2017 nell’ambito della guerra di mafia che si sta consumando sul Gargano. Il giovane, nipote di Angelo “cintaridd” Notarangelo, anche quest’ultimo ucciso in un agguato, è sparito a maggio 2017. La moglie denunciò la scomparsa ai carabinieri. Il 26enne era uscito con la sua Fiat Punto per incontrare alcuni amici. La sua auto venne poi ritrovata parcheggiata in località Coppitella. Di Pasquale Notarangelo, invece, nessuna traccia. Ennesimo caso di lupara bianca sul Gargano? Molto probabile. Secondo alcuni era lui il vero obiettivo dei killer e non il padre. Inizialmente si pensò anche ad una fuga volontaria scaturita dal fatto di sentirsi in pericolo di vita. Ma con il passare del tempo questa ipotesi è andata via via scemando. Ormai si propende per la tesi più drammatica, quella di un regolamento di conti.
Ricordiamo che a Vieste è in atto una faida tra la fazione di Marco Raduano, ex braccio destro di “cintaridd” e, appunto, i Notarangelo. In pochi mesi le morti di Vincenzo Vescera, Giampiero Vescera, Onofrio Notarangelo e l’agguato (fallito) a Girolamo Perna mentre era in auto coi figli piccoli. L’allarme resta elevatissimo.
Altro possibile caso di lupara bianca è quello riguardante Matteo Masullo, 30 anni, detto “Bacchettone” per il fisico snello. Il giovane, originario di San Marco in Lamis, viveva a Torremaggiore coi genitori. Cinque anni fa fu coinvolto nel blitz “Watch your car” contro il racket delle auto rubate restituite alle vittime dietro pagamento del pizzo. Masullo era ritenuto al vertice del gruppo criminale e fu condannato a 4 anni. Ottenne poi i domiciliari, fu nuovamente arrestato a gennaio 2014 per documenti falsi ma da tempo era di nuovo libero. Un mese prima della sparizione, ignoti gli incendiarono la macchina. Ultima a vederlo la fidanzata, la sera del 7 febbraio 2017 a Termoli, dove Masullo si era recato per incontrarla. L’auto del 30enne, noleggiata in un’azienda di Torremaggiore, fu recuperata in agro di San Severo. “Raggiungo delle persone per un caffè”, disse alla ragazza.
C’è poi la vicenda di Gianluca Campanile, 34enne foggiano, scomparso l’1 dicembre 2016. Doveva uscire per alcuni servizi. Poi il nulla. La sua Opel Corsa fu ritrovata parcheggiata in via San Severo ma di lui nessuna traccia. Telefono spento. Sul caso si mosse la squadra mobile, allertata dai genitori del giovane.
Infine, Francesco Armiento scomparso il 27 giugno 2016. Era uscito per dirigersi a Mattinatella ma sua madre, Luisa Lapomarda, non lo vide rientrare. Carabinieri, Protezione Civile e vigili del fuoco setacciarono tutta la zona. La madre di Armiento volle anche il coinvolgimento del commissariato di Manfredonia per una più sinergica ricerca. Fiaccolate e appelli, finora, sono serviti a poco. Forse qualche amicizia sbagliata e una vecchia storia di cronaca nera dietro la scomparsa del giovane. La donna riferì successivamente di essere certa della tragica fine del figlio tanto che scrisse una drammatica lettera ai suoi assassini. “Restituitemi almeno il corpo”.
