La delibera del piano di riordino, passato in Giunta regionale, è stata inviata al ministero dell’Economia e della salute. Dal documento, si percepisce subito l’impronta politica del disegno della nuova mappa dei servizi: a prevalere è il pubblico sul privato, al quale sono stati chiesti ulteriori sacrifici. In termini numerici, i posti letto pubblici passano da 8.265 a 8.725 (con un occhio di riguardo per Taranto), mentre il privato perde peso passando da 4.461 a 4.385. Da Bari fanno sapere che si è tenuto conto della “complessità” della rete e che, dunque, non si è trattato di una decisione meramente ragionieristica sull’onda dei criteri imposti dal Dm 70. Per questo, il privato accreditato verrà valorizzato in alcune specializzazioni, come la cardiochirurgia, che in Puglia sarà garantita con 71 posti pubblici e 112 privati nelle province di Bari, Foggia, Taranto e Lecce. Così come la riabilitazione per acuti, fortemente sbilanciata verso gli accreditati rispetto al pubblico. La situazione si ribalta se si tiene conto dell’oncologia – per la quale il governatore Michele Emiliano si è particolarmente impegnato promuovendo la realizzazione di una rete efficiente in poco tempo – e l’ortopedia. Durante il secondo semestre del 2017, inoltre, verrà completato il processo di riconversione di 36 punti di primo intervento territoriali.
La nuova offerta sanitaria in Capitanata
Non è andata male alla provincia di Foggia (passa da 2.496 a 2.546 posti complessivi), ma bisogna ricordare i tagli dolorosissimi completati durante il mandato di Nichi Vendola: chiusi 3 ospedali, Torremaggiore, San Marco in Lamis e Monte Sant’Angelo. Gli Ospedali Riuniti di Foggia guadagnano 126 posti letto, passando dagli attuali 687 a 813: viene prevista l’attivazione della cardiochirurgia (+ 12 pl) e della chirurgia vascolare (+ 10 pl). Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo perde qualcosa, passando da 907 a 854 posti letto. Riduzioni sono invece previste negli ospedali Asl. Il “Lastaria” di Lucera passa da 71 a 46 posti; il “Tatarella” di Cerignola da 189 a 174; il “San Camillo” di Manfredonia da 144 a 133, mentre il “Masselli Mascia” passa da 192 a 205.
Quanto alla sanità privata, sono stati confermati i posti letto a Santa Maria Bambina (Don Uva) e alla clinica San Michele di Manfredonia. Mentre guadagnano qualcosa le case di Cura Riunite Villa Serena e Nuova San Francesco (da 94 a 97) e Brodetti di Foggia (da 53 a 60) e De Luca a Castelnuovo della Daunia (da 48 a 51).
SCHEDA/ cosa cambia nell’Asl di Foggia
La dotazione complessiva della ASL di Foggia vede un lieve decremento di disponibilità (- 38 pl), ampiamente compensato dal contestuale aumento di posti letto presso gli Ospedali Riuniti. Come in altri territori, infatti, la programmazione regionale ha puntato sul rafforzamento degli ospedali di II livello per la qualificazione dell’assistenza ospedaliera. Questo ha comportato una ridistribuzione dell’offerta per disciplina tra i due ospedali di I livello e l’ospedale di base e la previsione di un presidio a tutela della popolazione dei Monti Dauni.
L’ospedale di San Severo vede tuttavia un lieve incremento nella dotazione di posti letto (+13 pl), in virtù dell’introduzione delle seguenti disciplin: Neonatologia (+ 6 p) e Oncologia (+ 4 pl). E il potenziamento della lungodegenza (+12), della nefrologia (+2), della psichiatria (+ 3), della terapia intensiva (+2). Nell’ospedale di Cerignola, si registra la disattivazione della nefrologia, ma anche la attivazione della neonatologia (+4) e della riabilitazione funzionale (+14), nonché il potenziamento della terapia intensiva (+4). L’ospedale di Manfredonia vede sostanzialmente confermata la propria dotazione in termini di discipline, con l’eccezione della pediatria che viene disattivata ma anche della riabilitazione funzionale che viene invece prevista (+ 28 pl). L’ospedale di Lucera perde la psichiatria – il cui reparto era comunque già allocato presso gli Ospedali Riuniti – ma vede un incremento del reparto di lungodegenza.

