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Home » Processo al boss di San Severo, l’accusa rinuncia a 25 testi. Grande attesa per il collaboratore di giustizia Palumbo

Processo al boss di San Severo, l’accusa rinuncia a 25 testi. Grande attesa per il collaboratore di giustizia Palumbo

Di Francesco Pesante
10 Febbraio 2022
in Cronaca
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Nuova tappa del processo a Giuseppe La Piccirella alias “Pinuccio il ragioniere”, boss di San Severo. La sentenza si avvicina, soprattutto dopo la rinuncia a circa 25 testimoni da parte della pm Manganelli. Acquisita, inoltre, una conversazione che potrebbe ribaltare alcune accuse a carico dell’imputato. Alla sbarra c’è anche il foggiano Giuseppe Spiritoso detto “Papanonn”, in posizione marginale rispetto al capoclan sanseverese. I due sono a processo per il blitz “Ares” del 2019. Altri arrestati, tra cui il boss Nardino, sono già stati condannati mesi fa in abbreviato a Bari; La Piccirella e Spiritoso, invece, scelsero il rito ordinario davanti ai giudici di Foggia.

Nell’ultima udienza è stato ascoltato uno degli investigatori per fare chiarezza su una serie di intercettazioni relative ad un presunto traffico di droga a San Severo. Secondo gli inquirenti, La Piccirella avrebbe ceduto la bellezza di due chili di hashish ad uno stretto parente di Franco Nardino detto “Kojak”, boss del clan omonimo, rivale del gruppo Testa-La Piccirella. Non sarebbero emersi riscontri oggettivi su questa cessione, anzi, dalle conversazioni verrebbe fuori un certo astio tra i due “padrini”. A parere del legale di La Piccirella (l’avvocato Marinelli), le informazioni fornite dal teste sarebbero frutto esclusivamente di deduzioni ed interpretazioni. Nelle intercettazioni si parla di un tale “Pinuccio” che effettivamente è tra i soprannomi dell’imputato, ma non ci sarebbero riferimenti espliciti al boss.

Altra questione trattata, la presunta estorsione ai danni di Giuseppe Vistola detto “Fafum”. L’uomo fu vittima di un agguato e, secondo l’accusa, l’azione criminale venne organizzata dal gruppo di La Piccirella per costringere Vistola a versare una percentuale sulla droga venduta a San Severo. Da quel giorno “Fafum” sarebbe diventato a tutti gli effetti un membro del clan. Sempre secondo la pm, l’organizzazione criminale chiedeva “il punto” agli spacciatori locali, costringendoli, inoltre, a vendere soltanto il “fumo”, ma non cocaina ed eroina. Sulla presunta “tassa” da pagare al capomafia, l’investigatore ha indicato un’intercettazione nella quale però non emergerebbero riferimenti diretti all’imputato. Vistola, ricordiamolo, è già stato condannato in abbreviato per il possesso di una piantagione di marijuana trovata a Serracapriola.

Su “Papanonn”, i legali Mari e Santangelo hanno affermato che riguardo al chilo di droga attribuito all’imputato ci sarebbero soltanto delle interpretazioni di gesti tra Spiritoso e Nardino mentre i due erano detenuti a Sulmona. Qui – a parere dell’accusa – si sarebbero instaurati rapporti di amicizia e di colleganza criminale. Ma per i difensori si tratterebbe di mere deduzioni.

Prossima udienza del processo ad aprile. Cresce l’attesa per il collaboratore di giustizia Carmine Palumbo che sarà presto sentito in aula. Nella lista figurano, inoltre, una serie di testi della difesa che potrebbero rivelarsi determinanti. Verrà ascoltato anche Claudio Guerrieri, scampato ad un agguato mentre era in compagnia del suocero Michele Russi detto “Lillino Coccione”, quest’ultimo bersaglio principale dell’azione di fuoco. Per l’accusa, La Piccirella prese parte in prima persona al tentato duplice omicidio. Russi, salvo per miracolo, venne poi ucciso qualche anno più tardi nel salone di un barbiere.

La Piccirella è accusato di mafia, traffico di droga, 5 imputazioni di spaccio, duplice tentato omicidio, 3 estorsioni, 4 tentativi di estorsione, gambizzazione, 9 imputazioni di armi, 3 di ricettazione e una di furto. L’imputato segue il processo dal carcere di Teramo dove è detenuto in regime di Alta Sicurezza. (In alto, da sx, La Piccirella, Spiritoso e i fratelli Nardino)

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Tags: LA PICCIRELLAMafia San Severo
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