“Pentiti, testimoni di giustizia e agenti infiltrati: un viaggio nel mondo della criminalità organizzata con Roberto Saviano. Quattro incontri «con quelli che vengono definiti insider — spiega lo scrittore —, ossia coloro che sono stati dentro la storia che voglio raccontare». Si avvia oggi, ogni sabato, su Rai3 alle 21.45 Insider. Faccia a faccia con il crimine”. Lo riporta il Corriere della Sera.
Il primo incontro è con la collaboratrice di giustizia Anna Carrino che per 30 anni è stata la compagna di Francesco Bidognetti, boss dei Casalesi, il clan di camorra che ha costretto Saviano a una vita sotto protezione: “Una puntata tostissima per me, che mi ha fatto capire cosa ha generato l’arrivo di Gomorra”.
“La settimana dopo – riporta ancora il Corsera – tocca alla testimone di giustizia Piera Aiello, vedova di mafia che si è ribellata a Cosa Nostra denunciando gli assassini del marito; quindi il faccia a faccia tra Roberto Saviano e Giuseppe Misso, boss del Rione Sanità, oggi collaboratore di giustizia. Infine la storia di Maria Monti, la prima agente di polizia italiana sotto copertura in un’organizzazione criminale”.
Secondo il Corriere, “Saviano è una delle poche eccezioni, televisione (e politica) parlano poco di mafia, l’impressione è che oggi sia più silenziosa”. “Condivido il pensiero di Giuseppe Ayala, i grandi alleati dell’antimafia sono stati i corleonesi che portando avanti una strategia sanguinaria, simbolica, in alcuni casi psichiatrica, hanno acceso su di loro un’attenzione mediatica e politica gigantesca. È vero che Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra da decenni non uccidono un giudice, non ammazzano un prete. Ma pochi sanno che negli ultimi 2 mesi in Italia ci sono state 30 bombe; a Foggia oggi si spara tanto. Il fatto è che non sono meno sanguinari, solo sono più intelligentemente sanguinari. Se la criminalità organizzata non ammazza una figura centrale, di spicco, rimane confinata nella cronaca locale. Falcone lo aveva sintetizzato benissimo: due morti eccellenti all’anno fanno l’antimafia“.
Per lo scrittore “oggi preferiscono corrompere o isolare infangando. Le mafie lo sanno, lo hanno capito: prima o poi tutti — tutti — sono odiati nel momento in cui si espongono; è l’adagio di Arbasino sugli scrittori: giovane promessa, solito stronzo, venerato maestro. Io sono nella fase del solito stronzo ovviamente, e ci resterò”.
Saviano ormai conosce anche la psicologia dei boss: “Vogliono parlarti del potere raggiunto, non del mezzo (omicidi o droga) attraverso il quale ci sono arrivati; è paradossale ma si sentono degli statisti. Nessuno poi dei pentiti che ho incontrato nella mia vita è realmente pentito, moralmente pentito. Nessuno. Lo dicono chiaramente: si sono pentiti per convenienza, testimoniano in cambio di sconti di pena“.
Infine una battuta sulla sua vita sotto scorta: “Provo tantissima rabbia perché mi sono giocato parte della mia vita, una frustrazione ancora più grande perché le gente pensa che fai la vita da rockstar. Avevo 26 anni, ora ne ho 42, come si fa a campà accussì? Non credo di poter resistere ancora a lungo…“.
