Nella sola provincia di Foggia la superficie coltivata a frumento duro è pari a 240.000 ettari e una produzione media di grano duro di 7.200.000 quintali. Ma la filiera del grano sta attraversando una crisi che rischia di aggravarsi nel corso dei giorni. E non solo per la guerra tra Russia e Ucraina. I cerealicoltori foggiani temono ripercussioni per il comparto soprattutto a causa dei continui aumenti dei costi di produzione.
“Con i prezzi alle stelle – ci racconta Saverio Di Taranto, avvocato e imprenditore agricolo del Tavoliere – il futuro delle nostre aziende è in bilico. Io produco prevalentemente grano duro e temo molto che il prezzo del grano a giugno torni ai minimi storici. Per noi che abbiamo subito un aumento del 50-70% dei costi di produzione e dei costi energetici sarebbe la fine”. Di Taranto è anche componente della Borsa Merci della Camera di Commercio di Foggia, ed evidenzia anche l’altalena del mercato e il fattore speculazione. “La grande distribuzione cerca di mantenere calmierati i prezzi dei prodotti, badando solo sulla quantità e non sulla qualità, dall’altra parte il consumatore che no è abituato a scegliere bene al supermercato. Oggi è assurdo acquistare un kg di pasta a 60 centesimi quando da un chilo di pasta mangiano mediamente 10 persone, in pratica 6 centesimi a piatto, quando invece al ristorante un piatto lo paga anche 12 euro. Assurdo”.
La crisi cerealicola colpisce anche i mugnai. Paola Campanaro è una imprenditrice che gestisce un piccolo mulino a Castelluccio dei Sauri. “Stiamo vivendo un momento storico non certo dei migliori. La crisi è grave e va avanti ormai da quasi un anno con la mancanza di grano dal Canada, poi la protesta degli autotrasportatori, ora la guerra. Non è il mio caso che lavoro prevalentemente grano pugliese, ma le scorte stanno terminando. E poi gli aumenti dei costi energetici stanno completando la nostra situazione. Di conseguenza aspettiamoci altri aumenti di pasta, pane e farina”. Ed è corsa alle provviste. “Assolutamente si, la gente in questi giorni sta facendo scorte di pasta e farina perché ha paura che prima o poi possa finire il prodotto”.