Tempo di condanne in Appello per lo scandalo tangenti del 2014, quando vennero arrestati l’ex dirigente del Comune di Foggia, Fernando Biagini e l’ex consigliere comunale Massimo Laccetti. Per Biagini cinque anni di reclusione per un episodio di concussione (da 80mila euro) e una tentata concussione (da 20mila euro) nei confronti del costruttore Lello Zammarano, e per un episodio di concussione (10mila euro) nei confronti del costruttore Marco Insalata. Per altre due ipotesi di concussione ai danni di Saverio Normanno (duemila euro) e Vincenzo Rana (14mila euro), i giudici hanno riqualificato il reato in induzione indebita a dare o promettere utilità.
Quattro anni e 8 mesi a Massimo Laccetti per gli stessi reati contestati a Biagini. Infine, all’imprenditore edile Adriano Bruno, terzo imputato, tre anni per concorso in concussione e tentata concussione ai danni di Zammararo.
Gli imprenditori Lello Zammarano e Marco Insalata, tramite i propri difensori, “esprimono la più profonda soddisfazione – si legge nella nota divulgata dai legali – per la sentenza della Corte di Appello di Bari -III Sez. Penale pronunciata in data 4 marzo 2022. Infatti, la Corte di Appello ha confermato che i predetti imprenditori Zammarano e Insalata sono stati vittime dell’odioso reato di concussione commesso in loro danno da Biagini Fernando e Laccetti Massimo le cui condanne sono state integralmente confermate sia con riguardo alla pena detentiva, sia con riguardo al risarcimento dei danni disposto in favore degli imprenditori e sia, infine, in relazione alla confisca dei beni a suo tempo sequestrati agli imputati per il valore di euro 112.000 per ciascuno dei tre condannati”.
“È questo il secondo verdetto di colpevolezza emesso dai giudici di merito che, sulla base delle granitiche prove raccolte e delle intercettazioni telefoniche e ambientali, ha definito i signori Biagini e Laccetti come dei veri e propri estorsori che hanno ‘taglieggiato’ alcuni imprenditori della città di Foggia e, di conseguenza, hanno rigettato le loro doglianze tendenti ad ottenere una diversa qualificazione dei fatti commessi in danno delle persone offese Zammarano e Insalata. Non rimane che attendere il deposito delle motivazioni della sentenza, disponibile a fine maggio – concludono i legali -, per conoscere nel dettaglio le ragioni giuridiche e fattuali di questa giusta e severa condanna che, se sarà confermata anche dal giudice di legittimità, spalancherà le porte del carcere per gli imputati Biagini e Laccetti”. (In alto, il palazzo Zammarano di Piazza Padre Pio al centro dell’inchiesta; nei riquadri, Biagini e Laccetti)
