Centinaia di foggiani nonostante le restrizioni anticovid hanno deciso di esserci per il tradizionale rito del Venerdì Santo e per l’Incontro tra i simulacri del Cristo Morto e della Vergine Maria.
Nel corso della Via Crucis sono state passate in rassegna tante croci quotidiane. I giovani sposi dilaniati dalla pandemia, la malattia, le morti per causa del virus, gli esodi dei migranti e ora la guerra dell’Est.
“La ferita di uno sulla croce è relazione, legame, amore affinché nel nostro abisso non ci sentiamo abbandonati”.
L’arcivescovo Vincenzo Pelvi accanto al commissario Sebastiano Giangrande ha offerto un messaggio di pace alla città.
“Davanti alla croce non cerco risposte ma solo contemplazione. È un dio pazzo d’amore. Nel momento dell’incontro immaginiamo di essere il soldato pagano ai piedi della croce. Davvero quest’uomo era figlio di Dio? Perché non riusciamo più ad emozionarci davanti alla croce? Forse perché ci facciamo sopraffare dai rimpianti.
La grandezza della vita non sta nell’avere e nell’affermarsi ma nello scoprirsi amati. Accoglienfo le persone più umiliate della vita amiamo Gesù. Dal vedere Gesù che soffriva si impara l’amore. Lui sa riempire di amore anche il morire. Dentro di noi c’è la fraternità come la bussola per orientare l’intera nostra esistenza. Dobbiamo sfidare la rassegnazione, lo scetticismo, debellando ogni forma di indifferenza di scarto, di scontro. Abbiamo bisogno della cultura dell’incontro”, ha detto il vescovo.
E ha dedicato il Venerdì Santo alla gentilezza.
“La gentilezza e l’incontro sono necessari per superare i conflitti. Tutti abbiamo una parte buona e su quella dobbiamo fare perno, gli altri vanno incoraggiati. Dobbiamo essere gentilezza, la gentilezza non è buonismo ma lo stile di chi non umilia”.