“Si chiama ‘la procedura’ ed è quella cosa cui il solerte cittadino che vuole aiutare un randagio, deve ricorrere. La procedura, così come strutturata dalla dottoressa Salvemini, dirigente dell’assessorato alle Politiche Sociali, è in voga dalla stipula della Convenzione che il nostro Comune ha sottoscritto con Enpa di San Severo. Inizialmente Enpa San Severo avrebbe dovuto svuotare l’inidoneo canile cittadino, ma non avendo la possibilità di accogliere quel centinaio di cani, tuttora presenti nella fatiscente struttura foggiana, mette a disposizione cinque box in regime di canile sanitario, più un numero imprecisato di box da stabilirsi all’occorrenza. Diciamo pure che questa ‘occorrenza’ non è meglio specificata nell’Atto, ma appare chiaro che, per come formalmente organizzata, questa convenzione, di cui nessuno, né Polizia Municipale, né Asl, né altri, sembrano possederne una copia firmata (così come non è mai comparsa sull’Albo Pretorio del Comune di Foggia), è l’ovetto di colombo che salverà la nostra città e che sconfiggerà l’incancrenita emergenza del randagismo canino, perché tutti gli animali segnalati, controllati dalla Polizia Municipale, chippati, sterilizzati dai Servizi Veterinari della Asl cittadina, eventualmente sottoposti a cure particolari dai liberi professionisti foggiani, saranno ‘conferiti’ nella struttura sanseverese a cura della stessa Enpa, che riceverà per questo servizio, tre euro e cinquanta oltre iva al giorno a cane, più il trasporto, più i farmaci necessari, che le associazioni foggiane se la sognavano, tanta grazia”.
“Anzi – proseguono nel comunicato -, al diavolo quelle sguattere delle associazioni foggiane che hanno retto fino ad oggi quella trave, sostenendo oltre ogni irragionevole peso, accoglienza a cani e gatti di questa città, sterilizzando e colmando lacune istituzionali a vario titolo, perché la dottoressa Salvemini non le vuole neanche sentire nominare e ne farà a meno da qui all’eternità, perché è lei che dispone, è lei che capisce, è a lei che Polizia ed Asl devono chiedere il permesso, perché un cane si possa portare nella struttura sanseverese, anche se rintracciarla non è propriamente sicuro, soprattutto fuori orario lavorativo. Procedure disattese, veterinari pagati a babbo morto, associazioni fuori dalle scatole. È così che si muore sull’asfalto il 24 di aprile, dottoressa Salvemini”.
