Sono passati 19 anni dalla scomparsa di Angelo Iaconeta, 37enne di Mattinata svanito nel nulla il 7 luglio del 2003. L’auto dell’uomo, guardiano di uno stabilimento balneare, fu ritrovata in un bosco un mese e mezzo dopo. Il caso di lupara bianca venne archiviato nel 2010 ma oggi, dopo il pentimento di alcuni personaggi di spessore della mafia garganica, potrebbero aprirsi nuovi scenari. I familiari non hanno dubbi sul fatto che la scomparsa sia riconducibile, almeno in ipotesi, a contesti di criminalità organizzata.
L’auspicio dei parenti è che i recenti collaboratori di giustizia, in particolare i fratelli mattinatesi Antonio e Andrea Quitadamo detti “Baffino”, possano fornire nomi o informazioni apprese nel mondo della malavita del promontorio.
Difficile pensare che i clan mafiosi locali restino all’oscuro di crimini così efferati, soprattutto in un territorio come quello di Mattinata controllato militarmente da boss e picciotti del paese. Ma dietro la storia di Iaconeta potrebbe celarsi anche qualcos’altro. Forse una torbida storia sentimentale che all’epoca avrebbe coinvolto personalità di rilievo del paese.
Oggi i genitori, i familiari e gli amici tutti di Angelo fanno ancora una volta appello alle professionalità di chi è chiamato a tutelare gli interessi dello Stato di diritto affinché si prodighino con rinnovato vigore per la ricerca di elementi utili su questa vicenda che trascinerebbe con sé, sin dal principio, inconfessabili e scellerati patti tra chi scelse il male e chi per necessità si avvalse di essi.
