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“La realtà non è così semplice come la descrive il presidente della Puglia Michele Emiliano. Ci sono ragioni valide per cui i medici non vogliono lavorare nell’emergenza-urgenza”. Con una missiva firmata Davide “Vikingo” Savino, un camice bianco dell’Asl Foggia da 19 anni in servizio, spiega le ragioni dell’inghippo burocratico-organizzativo. Oltre che economico. Mettendo a nudo un sistema disincentivante per chi lavora nel settore.
“Leggo con piacere le dichiarazioni del presidente della Regione Puglia in merito allo sforzo formidabile che si starebbe attuando per rifornire di unità mediche il sistema di emergenza-urgenza territoriale, denominato ‘118’, i pronto soccorso, i Dipartimenti di Emergenza Urgenza ed i reparti ordinari – scrive a l’Immediato -. Bisognerebb,e come coerenza vuole, sentire anche l’altra campana, perché, altrimenti, si rischia, come al solito, di prendere per buona la dichiarazione del presidente, senza considerare e senza chiedersi perché i medici non vengono a lavorare sui vari segmenti dell’emergenza. La risposta è complessa”.
“I medici del SET 118, per esempio, sono medici con contratto a convenzione (quello della medicina generale per capirsi). Un contratto che non è affatto compatibile con un lavoro subordinato come quello del 118, senza contare che il trattamento economico è pietoso (es. 200 ore mensili per 3000 euro). Un MMG percepisce quasi il doppio per la metà delle ore. Un contratto che non permette di crescere, di avere scatti d’anzianità, che non prevede TFR, che non prevede tredicesima! Il medico del 118 non può ambire ad una specializzazione, se non, lasciando il lavoro. Ovviamente, senza specializzazione, non può partecipare a concorsi. Ancora, i medici che lavorano nei Pronto soccorso, DEA, sono specialisti o specializzandi dal III anno in medicina di emergenza -urgenza, oppure hanno specializzazioni equipollenti. Posto che per compiere questo suicidio, devi adorare l’emergenza, posto che con una specializzazione in MEU, puoi fare ben poco nella vita, visto che le altre specializzazioni e quindi medici specialisti in branche equipollenti, a meno di acclarata follia, alla prima occasione, si spostano nei reparti, è ovvio che con la situazione attuale, il lavoro non è semplice. Gli stessi medici devono gestire 30/40 pazienti a turno, da soli, gli stessi medici, a volte, devono gestire area pulita ed area COVID, per mancanza di personale. Gli stessi medici (118, PS, DEA), devono subire anche aggressioni, che, se va bene sono solo verbali. Per quale medaglia?”.
Poi prosegue nel cahier de doléances: “Il medico convenzionato 118, può lavorare nei PS e DEA ma non può partecipare ai concorsi, perché, nella maggior parte dei casi, non ha una specializzazione. Sui mezzi mobili 118, spesso manca anche l’infermiere, per una campagna acquisti, o meglio, di svendita, errata. Infermieri a cui non è stato riconfermato il contratto, infermieri mandati in ferie forzate, con tutto ciò che comporta questa scelta. Insomma, le criticità sono tante, ma è meglio intervistare un politico piuttosto che un tecnico. È meglio mettere in prima pagina uno ‘sforzo’ formidabile, piuttosto che chiedere ad un tecnico perché le cose non vanno. Spiace sottolineare che questa sarà l’ennesima estate di polemiche, in attesa di un autunno in cui i turisti spariranno ed i residenti, magari, moriranno, per non aver ricevuto cure immediate e/o definitive. Spiace perché noi paghiamo le tasse ma, francamente non meritiamo questo trattamento. Aggiungerei: se poi un politico sta male, può sempre chiamare Cristiano Ronaldo“.