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Home » “Qui comandiamo noi, sfasciamo tutto”. Ricostruita la clamorosa evasione di 72 detenuti dal carcere di Foggia

“Qui comandiamo noi, sfasciamo tutto”. Ricostruita la clamorosa evasione di 72 detenuti dal carcere di Foggia

Di Redazione
2 Settembre 2022
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

“Qui comandiamo noi”; “da oggi in poi dovrete contrattare con noi”; “rivolta, rivolta, sfasciamo tutto”; “non me ne frega niente chi sei tu, qui comandiamo noi: ti do cinque secondi per andare via: uno, due, tre…”. Sono le frasi riportate nei capi d’imputazione a carico di 82 ex detenuti del carcere di Foggia coinvolti nella maxi protesta del 9 marzo 2020 sfociata nell’evasione di 72 persone, tutte arrestate o costituitesi nel giro di pochi mesi. La vicenda è ricostruita in un documento del Dap, il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia, a cui fa riferimento un recente focus della Gazzetta del Mezzogiorno.

Devastazione e saccheggio, sequestro di persona, resistenza e oltraggio, furto i reati contestati dal pm Miriam La Palorcia che chiede al gup di rinviare a giudizio 81 imputati (l’82esimo è deceduto le scorse settimane), tra cui 4 donne. L’udienza preliminare davanti al gup Roberta Di Maria riprenderà a ottobre. Come emerge dalla relazione del Dap la sommossa scoppiò per protestare contro le restrizioni Covid e vi parteciparono 450 dei 579 detenuti presenti quel giorno.

Alcuni ristretti avrebbero avuto un ruolo attivo, altri avrebbero agevolato e rafforzato in altri i propositi per la sommossa. La devastazione consistette “nella distruzione di suppellettili; nel divellere – recita il capo d’imputazione – porte e cancelli; infrangere vetri; appiccare un incendio presso l’ufficio matricola e nella zona antistante il block-house con alcuni materassi portati in cortile; salire sul tetto dell’ufficio demaniale inneggiando alla rivolta; minacciare agenti perché aprissero le celle di detenuti ancora rinchiusi; forzare un cordone della polizia penitenziaria; incitare i detenuti a radunarsi nell’area esterna dopo l’apertura di varchi; rovinare arredi e utensili della cucina; divellere il cancello detto block-house e quello perimetrale, così riuscendo a evadere in massa per riversarsi nelle strade cittadine, creando pericolo per i passanti e costringendo i titolari di attività commerciali a barricarsi nei loro locali; creando altresì pericolo per la sicurezza del carcere e mettendo in pericolo l’ordine pubblico”.

A 7 imputati (Giannoccaro, Body, Battiante, La Penna, Totaro, Bianco e Viscillo) viene contestato il sequestro di persona di un agente di custodia che cercava di mettere in sicurezza il cancello carraio quando sotto minaccia accompagnata da energici spintoni, “fu costretto a rientrare all’interno del varco, venendo colpito con un pugno al petto e chiuso nell’ufficio dopo avergli sottratto le chiavi dell’ufficio carraia”. Di 7 episodi di resistenza e/o oltraggio rispondono 19 imputati: c’è chi avrebbe sottratto le chiavi a una poliziotta penitenziaria che cercava di mettere in sicurezza l’ingresso del reparto femminile; chi accerchiato e strattonato un agente che voleva mettere in sicurezza il cancello dei passeggi; chi minacciato di morte un agente da cui si voleva sapere dove fosse il direttore del carcere; chi usò un estintore versandone il contenuto su un poliziotto. Due imputati rispondono del furto di due ricetrasmittenti e un caricabatterie rubati su un autocarro di una ditta manutentrice parcheggiato vicino l’uscita del carcere.

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Tags: Carcere di Foggia
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