Colpo al tesoro di un 51enne di Andria, noto soprattutto per gli assalti ai portavalori, specialità delle batterie cerignolane alleate con i gruppi della Bat, del Nord Barese ma anche della stessa provincia di Foggia. Nelle scorse ore i carabinieri della Compagnia di Andria hanno confiscato i beni di Antonio Agresti, 51 anni, attualmente detenuto nel carcere di Foggia. Decreto di confisca divenuto definitivo il 31 agosto scorso con sentenza emessa dalla Corte di Cassazione che si è pronunciata dopo l’appello proposto dal 51enne.
Le indagini patrimoniali hanno avuto inizio su delega della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, a seguito della condanna dell’uomo in via definitiva alla pena di venti anni di reclusione per i reati di rapina aggravata, ricettazione, detenzione e porto di armi da guerra e tentato omicidio, in relazione all’assalto di due furgoni portavalori, avvenuto l’8 aprile 2013 in Lombardia e alla condanna in via definitiva alla pena di sette anni di reclusione per i reati di associazione per delinquere finalizzata alle rapine con sequestro di persona commesse nei confronti di autotrasportatori (tra i mesi di settembre e novembre 2012), alla detenzione illecita di armi e munizioni.

I successivi accertamenti patrimoniali, avviati dai carabinieri di Andria, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Bari, in ottemperanza alle indicazioni fornite dalla normativa antimafia hanno evidenziato come Agresti abbia nel tempo mantenuto un tenore di vita notevolmente superiore alle proprie reali possibilità economico-finanziarie e capacità reddituali, nonostante i modesti redditi dichiarati risultati al limite della soglia di sopravvivenza, facendo ritenere che le stesse fossero il frutto di attività illecite. Il nucleo familiare dell’uomo infatti, a fronte di una esigua capacità reddituale calcolata nel ventennio successivo alla data di matrimonio, ha accumulato un patrimonio considerato assolutamente sproporzionato rispetto agli stessi redditi.
Il provvedimento interessa la confisca a titolo definitivo, così come da pronuncia della Corte di Cassazione, di una villa di lusso (di cui, sin dal provvedimento genetico, era stata vietata la facoltà d’uso), completa di arredi, impianti tecnologici e suppellettili di pregio, tre appezzamenti di terreno, una autovettura ed un motociclo, del valore complessivo stimato di circa un milione/500 mila euro.

