Nella mattinata di oggi 15 settembre il segretario regionale del Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria Federico Pilagatti si è recato presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura della Repubblica di Foggia per presentare due esposti/denuncia con cui si chiede di verificare se i vertici del Ministero della Giustizia e del DAP abbiano avuto responsabilità nei gravi eventi accaduti e che accadono a Foggia, nonché verificare eventuali responsabilità sempre dell’ASL di Foggia ed i vertici regionali della sanità, per la carente assistenza ai detenuti malati psichiatrici.
“Il primo esposto alla stregua di quello presentato il 13 settembre alla procura di Taranto – riporta la nota del Sappe -, è ‘l’Extrema ratio’ che dei lavoratori sottoposti a carichi di lavoro massacranti triplicati in questi ultimi anni in violazione di leggi e accordi sindacali. Neppure la devastante evasione di 72 detenuti che ha avuto grande clamore in tutto il mondo, ha convinto a porre mano alla situazione restituendo sicurezza e legalità al carcere di Foggia. Vorremmo ricordare che fino a qualche anno fa il penitenziario di Foggia era tra le carceri più sicure ed apprezzate della nazione (ci sono passati Vallanzasca, i terroristi neri Concutelli e Tuti e tanti boss della mafia e camorra) ma adesso è scivolato in basso per precise responsabilità di chi per anni non ha individuato un direttore in pianta stabile, nonché ridotto l’organico dei poliziotti penitenziari, senza dimenticare che ad oggi il carcere di Foggia non ha ancora un responsabile della sicurezza effettivo. Nei giorni scorsi e dopo ben due anni dall’evasione, il DAP ha mandato (bontà sua) degli ispettori a Foggia per verificare quanto accaduto durante la rivolta, ma il risultato è stato deludente, tanti perché sono rimasti insoluti. C’è stata solo una auto assoluzione per quanto accaduto. Il Sappe invece non ci sta, e ritiene che ci siano anche delle responsabilità (che chiediamo di accertare) da parte di chi in questi anni poteva intervenire e non l’ha fatto. Parliamo sia della devastante evasione che degli eventi critici connessi alla recrudescenza della malavita sul territorio. Il Sappe ritiene che non aver adeguato l’organico della polizia penitenziaria previsto per 365 detenuti, ma lasciato intatto per gestirne 600, sia una colpa che non potrà mai avere alcuna assoluzione da parte di chi per questo ha pagato e sta pagando duramente in termine di salute, stress, affetti familiari”.
Nell’esposto il Sappe rappresenta che “con un organico adeguato, si sarebbe potuto evitare l’evasione, qualche suicidio, decine di aggressioni ai poliziotti e l’introduzione di droga e telefonini nel penitenziario. Come pure nell’esposto chiediamo di conoscere cosa sia accaduto nei giorni della rivolta in cui qualche centinaio di detenuti è riuscito ad entrare nella sezione femminile, e dopo aver minacciato e cacciato le poliziotte, sono diventati padroni della sezione in cui erano ristrette circa 30 donne. Chiediamo inoltre di sapere se ci siano collegamenti tra l’enorme stress lavorativo dovuto alle minacce che giornalmente subiscono i poliziotti ed il grave fatto che ha visto coinvolto un poliziotto in servizio a Foggia (Ciro Curcelli di Orta Nova, ndr) che prima ha sparato a moglie e figlie uccidendole, poi si è suicidato senza nessun apparente motivo. Per questa vicenda nulla sarebbe stato fatto”.
E ancora: “L’altro esposto è stato presentato a seguito della grave carenza di assistenza ai detenuti soprattutto quelli con problemi psichiatrici che avrebbero posto in essere reazioni violente contro gli altri detenuti con cui sono ristretti, aggredendoli oppure auto lesionandosi (suicidi-tentati suicidi, tagli sul corpo ecc.ecc.). La stessa sorte è poi toccata ai lavoratori della polizia penitenziaria che sono stati costretti a ricorrere alle cure dei medici del carcere o peggio del pronto soccorso del locale ospedale, con prognosi di diversi giorni. In alcune occasioni i poliziotti penitenziari vittime di queste aggressioni sarebbero rimasti con danni permanenti che non avrebbero ricevuto alcuna quantificazione o risarcimento. Abbiamo avuto notizia che nei giorni scorsi l’Asl di Foggia avrebbe comunicato al dirigente del carcere che potrà assicurare solo 5 ore di assistenza specialistica psichiatrica a settimana, a fronte di circa un centinaio di detenuti affetti da patologie psichiatriche molte di queste gravi. Il Sappe – concludono dal sindacato – augura e spera che la magistratura di Foggia visioni gli atti depositati e verifichi le eventuali responsabilità che fino ad oggi hanno creato grossi danni ai poliziotti, ai detenuti, alla sicurezza del penitenziario del capoluogo dauno, nonché all’ordine ed alla sicurezza pubblica”. (In alto i rappresentati del Sappe; nei riquadri la famiglia Curcelli e un’immagine della maxi evasione del marzo 2020)
