Scintille nel mondo della malavita foggiana. Ieri sera ennesima sparatoria in città, nel mirino un personaggio molto noto agli inquirenti, Ivan Narciso, 32 anni. Il pregiudicato era appena uscito di casa quando un sicario gli ha sparato in viale Europa colpendolo ad una spalla. Narciso si è rifugiato in casa sfuggendo alla morte. Ricoverato in ospedale, non sarebbe in pericolo di vita.
Nella notte sono state sottoposte allo stub cinque persone, tutte gravitanti nella criminalità foggiana. L’esame serve a trovare tracce di polvere da sparo su corpo e vestiti. È stata anche rinvenuta un’auto al Salice, periferia di Foggia, con all’interno un fucile, forse lo stesso usato per freddare la vittima. Le indagini sono affidate ai carabinieri.
Decimabis
Ivan Narciso, sorvegliato speciale con braccialetto elettronico, era ai domiciliari. Lo scorso 18 ottobre è stato condannato a 5 anni, 6 mesi e 20 giorni di reclusione al termine del processo abbreviato di primo grado “Decimabis”, dal nome della maxi operazione antimafia del 2020. Il 32enne è stato riconosciuto colpevole di estorsione nei confronti di un commerciante di frutta con l’esclusione dell’aggravante mafiosa. Nelle carte del blitz emerse che Narciso avrebbe costretto la vittima a versare un pizzo di 500 euro al mese.
I precedenti
Nel passato di Narciso vari guai con la giustizia. Anni fa venne arrestato assieme a Ciro Spinelli per l’omicidio di Gianluca Tizzano in piazza Nigri a Foggia nel marzo del 2012, il giorno della Madonna dei Sette Veli. Ma i due vennero assolti in appello. Definito dagli inquirenti un “battitore libero”, sarebbe vicino al clan Sinesi-Francavilla.
Nella sua carriera criminale figurano anche le minacce al titolare di un’agenzia assicurativa di Foggia. Eloquente il contenuto dei messaggi inviati alla vittima: “Toccare i tuoi cari è l’ultima cosa che vogliamo fare”. “Rivolgiti a un buon amico perché ti devi regolarizzare”. E ancora: “La malavita sa dove bussare”. Narciso venne accusato di aver tentato di estorcere all’agente assicurativo 20mila euro (a fronte di una richiesta iniziale di 100mila euro) e infine condannato a 7 anni con l’aggravante della mafiosità.
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