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Home » Ergastolo per “Popò”, fu lui il basista della strage di mafia a San Marco in Lamis. La sentenza di Appello

Ergastolo per “Popò”, fu lui il basista della strage di mafia a San Marco in Lamis. La sentenza di Appello

Di Francesco Pesante
17 Novembre 2022
in Cronaca
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ciao ciao: "" -

Massimo della pena per il 42enne manfredoniano Giovanni Caterino alias “Giuann Popò”, alla sbarra con l’accusa di essere il basista della strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017. Quel giorno un commando armato di tre persone, tuttora ignote, uccisero il boss di Manfredonia Mario Luciano Romito, il cognato Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani.

I giudici della Corte d’Appello di Bari hanno condannato l’imputato all’ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi, confermando la sentenza emessa in primo grado dal Tribunale di Foggia. A Caterino (difeso da Giulio Treggiari del Foro di Foggia e Michele La Forgia del Foro di Bari) resta, eventualmente, soltanto la Cassazione per provare a ribaltare o modificare il verdetto.

Confermato, ad oggi, l’impianto accusatorio messo in piedi da magistrati antimafia della Dda di Bari e Comando provinciale dei carabinieri di Foggia che nel 2018, ad un anno dalla mattanza, arrestarono Caterino. Secondo gli inquirenti, l’uomo farebbe parte del clan Li Bergolis-Miucci-Lombardone, rivale del gruppo di Mario Romito.

“Popò” avrebbe pedinato il boss anche nei giorni precedenti alla strage utilizzando una Fiat Grande Punto grigia. Infine, quel drammatico 9 agosto, avrebbe seguito il maggiolone nero di Romito, seduto sul sedile del passeggero accanto a De Palma che era alla guida, dalla periferia di Manfredonia fino alla vecchia stazione di San Marco in Lamis dove avrebbe fatto strada alla Ford C-Max nera dei killer. In gergo sarebbe stato il “basista” del quadruplice omicidio.

Le carte dell’inchiesta hanno inoltre documentato la presenza di Caterino – in varie circostanze – in una masseria situata vicino al luogo della strage, riconducibile ad un uomo del clan Tarantino di San Nicandro Garganico. Alcuni testimoni raccontarono che i killer, subito dopo il quadruplice omicidio, incendiarono la C-Max per poi correre proprio verso quella masseria. Un caso?

In questi anni sono state avanzate varie ipotesi sul disegno criminale dietro l’agguato dell’agosto 2017: la più accreditata è quella che porta al clan Li Bergolis che potrebbe essersi servito di alcuni ex alleati di Mario Romito per mettere a segno l’attentato. Troppo ingombrante la figura del boss manfredoniano, uscito pochi giorni prima dal carcere e forse desideroso di riprendere le redini criminali del promontorio.

Mistero sugli esecutori materiali, uno potrebbe essere il manfredoniano Saverio Tucci detto “Faccia d’Angelo” (clan Li Bergolis) ma l’uomo è stato ucciso ad ottobre dello stesso anno ad Amsterdam per un affare di droga andato male. Il broker sipontino del narcotraffico Carlo Magno, reo confesso dell’omicidio Tucci, rivelò agli inquirenti che “Faccia d’Angelo” gli confidò di aver preso parte alla strage di San Marco. Su questa e altre vicende proseguono le indagini. (In foto, Caterino, Romito, De Palma e i fratelli Luciani)

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Tags: strage San Marco
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