Chi sarà il successore di Matteo Messina Denaro? È il quesito del Corriere della Sera posto dal giornalista Roberto Saviano. L’autore di Gomorra parla di diverse ipotesi. “Seguendo la visione sclerotizzata dell’ultima Cosa nostra – si legge – sarebbe designato Giovanni Motisi, U’ Pacchiuni, il chiattone, perché — benché faccia parte del mandamento Pagliarelli che non ha alcun peso in questa fase — la sua storia criminale potrebbe garantirgli i gradi per diventare capo. È stato in uno dei ‘gruppi di fuoco’ di Riina e, seppur dal 1998 non si abbiano sue notizie, l’essere stato un fedele del capo corleonese gli attribuisce la mitologia giusta per poter essere riconosciuto leader. L’altro nome che viene molto citato è quello di Stefano Fidanzati, ma la Cupola, o quello che ne rimane, non darebbe mai il vertice dell’organizzazione a un uomo d’onore che è stato un narcotrafficante senza capacità di mediazione e comando politico”.
“Uomini maturi, tutti sopra i settanta anni – fa notare Saviano -. Questo dimostra che Cosa nostra risente di una struttura organizzativa ricalcata sulle dinamiche del nostro Paese: i vertici affidati a persone anziane, lentezza decisionale, utilizzo solo di vecchi canali, incapacità di rinnovarsi e di vedere nuove possibilità di alleanze strategiche. E soffre ora mancanza di affiliazione, se paragonata alle altre organizzazioni, che dispongono di una quantità molto maggiore di soldati. Camorra, ‘ndrangheta, Società Foggiana sono in grado di essere molto snelle e di strutturarsi in forma liquida”.
Poi conclude: “Oggi le mafie sanno che decidere direttamente i ministri significa esporli a troppa luce, sospetti, condanne che comprometterebbero gli affari. In passato, al contrario, pretendevano che ci fossero direttamente uomini loro, esponenti di famiglie d’onore che si installassero nelle istituzioni. Oggi si preferisce governare i flussi di denaro che sostengono i politici e i partiti, avere uomini nella burocrazia di Stato che resta immobile al passare della maggioranze, ci si installa nei luoghi della spesa e del controllo e che sono immuni alle maree ideologiche. Se si vuole davvero conoscere la risposta alla domanda ‘e ora ,dopo la cattura di Messina Denaro?’, bisogna dirsi questo: «ora costringiamo il dibattito sulle mafie ad essere sempre più informato e presente, ma soprattutto il più lontano possibile dalla propaganda”.
