“Siamo soddisfatti per la sentenza che rende giustizia a una famiglia affranta e ormai ridotta sul lastrico da chi avrebbe dovuto curare il povero Ottavio“. Lo dice a LaPresse l’avvocato Pio Gaudiano che ha rappresentato in giudizio i familiari del primo paziente, Ottavio Gaggiotti, che denunciò il medico oncologo barese, Giuseppe Rizzi, condannato a 9 anni di reclusione, con le accuse di concussione aggravata e truffa aggravata, commentando le motivazioni del gup del tribunale di Bari depositate nelle ultime ore. La denuncia risale al 27 gennaio 2021. Il figlio del paziente, originario di Foggia, riferì che il medico si faceva corrispondere “900 euro in contanti per ogni iniezione praticata” e che complessivamente era stati versati 127.600 euro. Ottavio Gaggiotti morì a 68 anni per un tumore. “Sia io, che gli avvocati Francesca e Alessandro D’Isidoro abbiamo sin da subito riposto fiducia nel lavoro di carabinieri e magistratura”, prosegue. “Il riconoscimento della piena attendibilità delle parole dei denuncianti e in modo particolare del figlio, accende finalmente una luce nel buio clamoroso di questa storia”.
“Quanto all’abuso, è emerso che Rizzi si è presentato alle vittime quale unico medico in grado di praticare terapie sperimentali con effetto salvifico”, ha sottolineato il gup dopo aver ricordato che l’indagine è nata dall’esposto denuncia, presentato il 18 dicembre 2020, dal direttore generale dell’Istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari a seguito della richiesta dei legali dei familiari del 68enne foggiano deceduto per un cancro allo stomaco, per la restituzione di somme pari 127.600 euro. Denaro corrisposto al medico, all’epoca dipendente della struttura che poi lo ha licenziato, per le cure e i farmaci.
Il paziente – ha sottolineato il gup – “aveva manifestato le sue difficoltà economiche” ed era “stato posto a un aut-aut: continuare le costose cure, prospettate come salvavita, corrispondendo a Rizzi cospicue somme o andare incontro alla morte“. Quanto a Maria Antonietta Sancipriani, “è emerso il contributo avendo posto a disposizione il proprio studio professionale per la somministrazione delle terapie, oltre che la propria utenza cellulare per i contatti, almeno dal mese di febbraio 2019”. “Ulteriore riscontro agli elementi raccolti nel corso delle indagini, è costituito dagli esiti delle perquisizioni effettuate, essendo state rinvenute nell’abitazione di Rizzi numerosissime banconote in contanti, per quasi 2 milioni di euro, all’interno di buste di carta con l’indicazione di nomi di pazienti, cifre e indicazioni sui cicli di terapia”, ha ricordato il gup. Il giudice, infine, non ha ravvisato “elementi che possano essere valutati ai fini del riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche agli imputati”.
