“Mi dispiace per quello che ho fatto e chiedo scusa alla famiglia, nulla può ripagare una vita, ma poiché sto lavorando darò quello che posso”. Sono le parole di Cristoforo Aghilar, 39enne di Orta Nova, detenuto nel carcere di Livorno, sotto processo per il femminicidio dell’ex suocera Filomena Bruno. La sentenza è ormai vicina e, nei giorni scorsi, l’imputato ha detto la sua in videoconferenza, scusandosi con i parenti della donna.
Per lui pm e parte civile hanno chiesto l’ergastolo mentre il suo legale, al termine di una lunga arringa, ha chiesto la condanna al minimo della pena per omicidio e l’assoluzione da tentato omicidio e stalking.
I fatti risalgono al 2019: Aghilar e la figlia della vittima si trasferirono in Germania, poi la ragazza decise di lasciarlo per tornare in Italia. Una volta rientrato a Orta Nova, l’uomo iniziò a cercare l’ex compagna senza riuscirci. A quel punto avrebbe messo nel mirino l’ex suocera: il 26 ottobre di quell’anno fece irruzione in un bar e puntò la pistola contro la donna ma l’arma si inceppò; due giorni dopo, invece, si recò a casa della vittima e la uccise a coltellate. Secondo la versione fornita da Aghilar, fu la donna ad aggredirlo e lui per difendersi afferrò l’arma. Il difensore sostiene, inoltre, che l’accusa di tentato omicidio non regge in quanto la pistola usata nel bar non era funzionante. Di parere contrario pubblico ministero e parte civile secondo cui il femminicidio di Filomena Bruno fu premeditato nei minimi particolari. La famiglia della vittima, attraverso il legale Michele Sodrio, ha anche chiesto un risarcimento milionario al Ministero che non avrebbe protetto la donna. Tra poche settimane la sentenza della Corte d’Assise del Tribunale di Foggia.
