Sono giorni caldi nelle stanze assindustriali. L’associazione degli imprenditori di Capitanata dovrà rinnovare le cariche sociali dell’organo di rappresentanza dei costruttori (agli associati è arrivata la convocazione per il 28 aprile), ma a tenere banco è la questione Gerardo Biancofiore (in foto). Il noto imprenditore cerignolano, infatti, secondo rumors sempre più insistenti, sarebbe ad un passo dalla nomina a presidente dell’Ance Puglia.
Un ruolo che l’edile ha già rivestito in passato, prima del coinvolgimento nell’operazione della Procura di Foggia sul presunto giro di mazzette al Comune a Cerignola durante il mandato di Franco Metta. Allora, era il 2017, fu costretto a dimettersi dall’incarico perché accusato, assieme all’imprenditore Rocco Bonassisa, di aver consegnato le tangenti, in una scatola di biscotti, all’ex sindaco a Palazzo di Città per ricevere un appalto pubblico. Fu anche tratto in arresto in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dalla Procura per il reato di istigazione alla corruzione. Una vicenda che lo stesso Metta denunciò agli inquirenti.
L’indagine, partita nel 2016, ha ipotizzato che fu proprio Biancofiore a far recapitare al primo cittadino di Cerignola una scatola di biscotti all’interno della quale vi erano 20mila euro in contanti. La Procura sostenne che quei soldi servivaro ad agevolare gli interessi di Biancofiore rispetto alla costruzione di un nuovo lotto della discarica di rifiuti con l’approvazione di una proposta di finanza progetto, vicenda in cui il sindaco di Cerignola rivestiva il ruolo di presidente del Consorzio di Igiene Fg/4.
Nella storia, come detto, venne travolto un altro imprenditore, Bonassisa, interessato con le sue aziende ad assumere la commessa, tant’è che, sempre secondo l’accusa, si rese personalmente latore del “pacco regalo”. Successivamente la posizione dell’imprenditore di Deliceto si è risolta con la formula del patteggiamento, ricevendo una condanna ad un anno e otto mesi di reclusione, mentre Gerardo Biancofiore è stato rinviato a giudizio. Seppur imputato, dunque, ora starebbe tornando ai vertici dell’associazione, nonostante le prescrizioni non favorevoli del codice etico dell’associazione. Una situazione che starebbe creando non pochi imbarazzi nella stessa Confindustria Foggia.
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