I testi non ci sono e il processo Ferrazzano viene rinviato a settembre. Si è tenuta oggi a Foggia l’udienza a carico di cinque giovani del posto, tutti tra 21 e 24 anni, imputati con le accuse, a vario titolo, di atti persecutori aggravati dal cyber-bullismo, truffa e diffamazione. Marco Ferrazzano venne trovato senza vita a gennaio 2021 lungo i binari del Foggia-Bari, forse indotto al suicidio dopo essere stato bullizzato.
I due testi citati dal pm ma che oggi non si sono presentati, sono coloro che crearono il profilo Instagram “comiche foggiane” dove sarebbero stati postati alcuni video di persone con disagio come, appunto, Ferrazzano. Per i due se ne riparlerà a settembre. Lo stesso giorno sarà ascoltato anche il consulente tecnico di ufficio che estrapolò dai cellulari dei due testimoni conversazioni, immagini e video poi pubblicati sui social.
Tra gli imputati spiccano i nomi di Antonio Bernardo, 24enne detto “U’ stagnr” e Antonio Pio Tufo, 21enne alias “U’ giall”, entrambi condannati in primo grado a 30 anni di reclusione per la rapina al bar “Gocce di Caffè” durante la quale venne ucciso il titolare, Francesco Traiano.
Nella scorsa udienza sono state sentite la madre, la sorella e la zia di Marco – rappresentate dall’avvocato Pio Giorgio Di Leo – che avevano confermato quanto già reso in Questura nei giorni successivi alla tragedia. La zia aveva inoltre riferito di aver visto i video di Marco mentre veniva costretto a fare capriole e a farsi tagliare i capelli.
Confermata anche davanti ai giudici l’agitazione del nipote per il furto del cellulare. Marco aveva il timore che qualcuno potesse vedere qualcosa di compromettente nello smartphone tanto che riuscì, con un altro telefono, a bloccare i parenti sui vari social. (In foto, Ferrazzano)
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