Slitta a fine mese la testimonianza di Danilo Pietro Della Malva detto “U’ Meticcio”, pentito viestano, ex membro del clan garganico Lombardi-Scirpoli-Raduano. L’uomo sarà sentito nell’ambito del processo sull’omicidio di Omar Trotta ucciso il 27 luglio 2017 nella sua bruschetteria di Vieste. Alla sbarra, dinanzi alla Corte d’Assise del Tribunale di Foggia, il 33enne sanseverese Angelo Bonsanto, ritenuto dall’accusa l’esecutore materiale dell’agguato e il 30enne viestano Gianluigi Troiano, latitante da dicembre 2021, sospettato di aver indicato la vittima ai killer fornendo loro una fotografia. I due imputati sono a piede libero per l’omicidio Trotta, ma mentre Bonsanto è comunque recluso per altre vicende, il secondo è ormai un fantasma da un anno e mezzo.
L’appuntamento in udienza con Della Malva era per stamattina ma le difficoltà di collegamento con la località protetta dove si trova il pentito hanno indotto i giudici (presidente Talani) a rinviare la testimonianza a fine maggio. Oggi è stato sentito solo un perito per illustrare l’esito dell’esame autoptico. Dalle analisi è emerso che per Trotta fu fatale un colpo di pistola alla testa esploso a circa 40 centimetri di distanza.
Bagarre tra i pm della Dda Cardinali e Silvestris e l’avvocato Marinelli, legale di Bonsanto (Troiano è difeso da Vescera) sull’identificazione dell’imputato. La difesa ha chiesto di oscurare il collegamento con il carcere di Augusta dove si trova Bonsanto a fini garantisti e per rendere il più possibile genuina e non condizionata l’identificazione da parte di Della Malva al quale mai, prima d’ora, è stata mostrata una foto del sospettato. Dopo un’accesa diatriba, il giudice ha optato per il rigetto della richiesta della difesa motivo per il quale Bonsanto ha chiesto di rinunciare a continuare ad essere presente al processo.
Per la morte di Trotta sono sospettati anche il boss viestano Marco Raduano detto “Pallone”, presunto mandante, latitante dal 24 febbraio scorso dopo la fuga dal carcere di Nuoro, il mattinatese Antonio “Baffino” Quitadamo che avrebbe fornito l’arma a Bonsanto e lo stesso Della Malva che avrebbe dato assistenza logistica ai killer. I tre sono imputati nel processo abbreviato “Omnia Nostra” davanti al gup di Bari e per loro c’è già stata una richiesta di condanna da parte dell’accusa che ha invocato l’ergastolo per Raduano (anche per altri reati), mentre 8 anni e 8 mesi di reclusione per Quitadamo e Della Malva sui quali è stata considerata l’attenuante della collaborazione con la giustizia. (In foto, Bonsanto e Troiano; a destra, Della Malva; sullo sfondo, la Corte d’Assise di Foggia)
