“Negare la mafia è uno schiaffo a tutti i cittadini, un insulto alle vittime dei clan e ai loro familiari”. Lo ha detto ad alta voce il procuratore capo di Foggia, Ludovico Vaccaro intervenuto ieri sera a Palazzo Dogana per la presentazione di “La Società Foggiana e la Quarta Mafia”, libro del giornalista Luca Pernice affiancato dalle rappresentati di Libera, Federica Bianchi e Daniela Marcone.
Vaccaro ha ripreso quanto riportato da l’Immediato pochi giorni fa. Su questa testata, infatti, abbiamo pubblicato le dichiarazioni rilasciate dal direttore de l’Attacco Piero Paciello durante una “docenza” online all’Università di Foggia, ospite di Francesca Cangelli. Agli studenti, Paciello ha smontato lo scioglimento per mafia del Comune criticando anche lo strumento delle interdittive. Sempre su l’Immediato abbiamo spiegato i motivi di questa crociata “pacielliana” e i vari incastri tra il direttore de l’Attacco, l’imprenditore interdetto per mafia Michele D’Alba e il sindaco di Manfredonia Gianni Rotice. Il refrain di Paciello è sempre lo stesso e ha pure un titolo: “Quella cosa che chiamano mafia”. Ci ha organizzato persino degli incontri pubblici accusando lo Stato di aver creato una sorta di narrazione, uno “storytelling” sulla mafia foggiana. E invece la mafia c’è ed è tornata a sparare proprio ieri sera in viale Kennedy dove è stato giustiziato il boss Salvatore Prencipe.

Vaccaro ci è andato giù duro sulle affermazioni che Paciello ha riportato sul suo stesso giornale: “Parla di una realtà inventata. Una fantascienza, qualcosa che non esiste. Una mafia inventata dalla stampa. Ma la mafia c’è e i foggiani sono le vittime. Per combatterla occorrono misure antimafia e dobbiamo essere grati a coloro che le adottano. Che ci sia una mafia non lo dico io, è stata riconosciuta con sentenze divenute irrevocabili: procura di Foggia, procura di Bari, procura generale di Bari, i giudici della Cassazione. Chi dice il contrario avrà i suoi obiettivi per farlo. Chi parla così insulta tutti noi e soprattutto le vittime di mafia e i loro parenti. Sono stati uccisi da ‘quella cosa che chiamano mafia’? Una mafia stracciona?”, ha evidenziato Vaccaro riprendendo le affermazioni improbabili di Paciello. “Penso ai questori e ai prefetti che si sono prodigati in questi anni. Dalla strage di San Marco del 2017 sono state emesse oltre 100 misure interdittive. 31 dal prefetto Mariani, 34 da Grassi, 16 da Esposito, 22 dall’attuale prefetto Valiante. E oggi qualcuno si alza e dice che è un’operazione di storytelling, una realtà virtuale”.
Ancor più grave averne parlato agli studenti durante un’ospitata dell’Università di Foggia: “Parole dette durante una lezione universitaria, davanti ai nostri studenti – ha affermato il procuratore Vaccaro -. Qui vorrei aprire una parentesi ma magari lo farò in altro momento”.
E ancora: “Oggi Foggia è sporca, povera, buia e pericolosa per colpa delle organizzazioni mafiose che si sono infiltrate nell’economia, nel mondo dei rifiuti e nella pubblica amministrazione. Se gli imprenditori locali hanno paura di investire è per colpa della mafia”.

Infine, Vaccaro ha dato un annuncio a sorpresa: “Ho necessità di ridurre i miei interventi pubblici in queste iniziative di antimafia sociale. Dovrò ritirarmi a fare semplicemente il mio lavoro. Si avvicina il periodo elettorale e non voglio che le mie parole siano fraintese, manipolate o strumentalizzate. Devo fare un passo indietro, andare dietro le quinte. Vi lascio con un messaggio: questo è il momento in cui le coscienze devono sollevarsi e ribellarsi. Serve impegno. Per chi vuole una città florida e legale, sviluppo sociale, occupazione. Questo è il momento di rimboccarsi le maniche e scendere in campo. Volete stare dalla parte di chi la mafia la nega o dalla parte di chi la riconosce? Scendete in campo, uscite dalle case e prendete posizione. Impegnatevi. Diffidate dai falsi profeti”.
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