“Nei 28 anni di trincea a contrastare il fenomeno criminale, contrassegnati da intimidazioni fisiche e minacce di morte ricevute sull’uscio di casa, la mia stella cometa è sempre stata un’esortazione di Paolo Borsellino: ‘La lotta alla mafia dev’essere innanzitutto un movimento culturale che abitui soprattutto i giovani a sentire la bellezza del fresco profumo della libertà che si oppone al puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità'”. Lo scrive l’ex consigliere comunale e presidente onorario della Fondazione Antiusura Buon Samaritano di Foggia, Pippo Cavaliere.
Cavaliere si affida all’insegnamento di Borsellino affinché nessuno sminuisca o neghi il fenomeno mafioso a Foggia come ha fatto qualcuno durante una “docenza” universitaria. “Nel solco dell’insegnamento di Paolo Borsellino, metto a disposizione degli studenti universitari, e dei giovani tutti, la mia esperienza maturata in questi 28 anni, prima alla guida della Fondazione Antiusura Buon Samaritano ed ora come componente del Comitato nazionale di solidarietà delle vittime di usura ed estorsione, per spiegare perché in questo territorio la mafia esiste, perché ha avuto la possibilità di radicarsi, perché è causa di tanto impoverimento, perché ha rubato sogni e speranze a tanti giovani, perché sarebbe un gravissimo errore sottovalutarne la presenza (o peggio ancora negarla)“.
Sul caso della “mafia negata” è intervenuto, attraverso un post, anche Tommaso Campagna, dirigente dell’Università di Foggia. E lo ha fatto dopo il brutale omicidio di ieri sera in viale Kennedy: “Questo è il famoso documento della DIA di qualche anno fa in cui si evidenzia il pieno possesso della criminalità organizzata sul nostro territorio. Abbiamo già cinque comuni sciolti per mafia. Un altro scioglimento è in arrivo. Siamo l’unica città d’Italia che ha la periferia, intesa come degrado e incuria, nel cuore della città, nel suo centro storico. Mentre eravamo venerdì a piazza Mercato per un sopralluogo per ‘La città che vorrei’ ci siamo visti, in men che non si dica, osservati da uomini arrivati con delle auto per comprendere cosa volevamo fare. Se questo non è controllo del territorio e sintomo di una efficiente organizzazione… È chiaro che non siamo in presenza di una ‘criminalità stracciona’ ma di un cancro, che la nostra città deve estirpare con tutta la forza che possiede. La nostra Università deve essere sempre in prima linea in questo, al fianco di tutte quelle realtà che lottano per rendere la nostra città più libera. Sempre!”.
