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Home » Tutte le criticità dell’ospedale di Manfredonia. “Senza medici chiuderanno altri reparti”

Tutte le criticità dell’ospedale di Manfredonia. “Senza medici chiuderanno altri reparti”

Di redazione
21 Febbraio 2018
in Sanità
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ospedale_manfredonia san camillo

“Perché non ci danno quello che è previsto dal piano operativo?“. Damiano D’Ambrosio, capogruppo Pd e componente della commissione sanità a Manfredonia, spiega le “anomalie” delle decisioni prese a Bari. “Il San Camillo dovrebbe passare da 156 a 135 posti letto – spiega -, al momento la situazione dei reparti è la seguente: 8 posti per la Cardiologia, 20 per la chirurgia generale, 24 medicina generale, 16 ortopedia e traumatologia, 15 psichiatria, 20 recupero e riabilitazione funzionale, 4 riabilitazione cardiologica, 4 riabilitazione respiratoria, 10 Gastroenterologia e 14 Lungodegenza”. A stabilirlo è la delibera di Giunta regionale numero 161 del 29 febbraio 2016. Sul Golfo c’è anche la clinica privata di Potito Salatto, “San Michele”, che ha 31 posti letto tutti in geriatria.
“Per una città di quasi 60mila abitanti – continua D’Ambrosio – con un bacino di utenza che supera i 100mila e nel periodo estivo raddoppia, potrebbe anche bastare se tutto funzionasse, ma così non è, purtroppo il presidio ospedaliero soffre ormai da anni di una carenza cronica di personale e di apparecchiature e strumentazioni medicali”. Cita alcuni esempi, come “la radiologia che ad oggi ha apparecchiature ultra ventennali, obsolete il più delle volte sono ferme per manutenzione”.
“Il Pronto soccorso con 5 medici più 1 direttore ( dovrebbero essere almeno in 7+1 direttore) – chiosa ancora – rappresenta evidentemente la cronica carenza di personale medico ed infermieristico: per questo non è possibile fare il triage. Il Pronto soccorso dovrebbe essere il biglietto da visita di un ospedale. L’ortopedia con 3 medici – tra un pò saranno in 2 visto che il dottor Cassano andrà via ( dovrebbero essere almeno in 6+1 direttore o facente funzioni) -. Questo comporterà la chiusura del reparto e di conseguenza uno dei migliori ortopedici come il dottor Agamennone sarà costretto anch’egli per operare ad andare altrove.
La Gastroenterologia con 4+ 1 (allattamento) + 1 direttore, nonostante sia uno dei reparti più produttivi sembra destinato a chiudere. La Cardiologia 8 medici ( dovrebbero essere 10+ 1 direttore o facente funzioni), reparto che servirebbe a poco se rimane semplice cardiologia, più efficiente se convertita in una cardiologia riabilitativa. Chirurgia con 4 + 1 ( part-time, dovrebbero essere 6+1 direttore o facente funzioni ) di cui 1 chirurgo a breve sarà chiamato a lavorare in un’altra struttura. Probabilmente il prossimo mese tornerà a lavorare il dottor Roggia, direttore della struttura complessa di Lucera, il quale andrà in pensione a fine anno. Non si capisce, invece, il motivo per cui non arrivi il dottor Rucci, anch’egli chirurgo che opera a Lucera (il quale ha dato la sua totale disponibilità a lavorare tutti i giorni a Manfredonia), chirurgo esperto che riporterebbe la chirurgia ad alti livelli per molti anni, vista la giovane età. Probabilmente per questo il direttore generale dell’Asl, Vito Piazzolla, non ha accettato. La psichiatria con 4 medici da sempre (dovrebbero essere almeno in 7) da anni ormai è abbandonata a se stessa, nonostante sia uno dei reparti più produttivi. Il laboratorio di analisi con 3 medici – presto saranno in 2 visto che 1 andrà in pensione – è un servizio indispensabile che il più delle volte è coperto dai 3 medici del centro trasfusione. Il 118, servizio indispensabile, è lasciato alla deriva con pochi medici una sola postazione di 118, tra l’altro gli stessi medici vanno a coprire i turni al pronto soccorso. Situazione allucinante e molto pericolosa. La Lungodegenza, ormai, è diventato un enigma irrisolvibile necessita di almeno 8 medici, 3 fisioterapisti, 12 infermieri e altre figure ausiliarie.  Perché non ci danno quello che è previsto dal piano (lungodegenza e riabilitazione)? Perché non ci mandano i medici necessari per assicurare i servizi? Perché non ci mandano attrezzature all’avanguardia atte a garantire le prestazioni necessarie? È facile intuire che la situazione è molto preoccupante, soprattutto con l’arrivo dell’estate”.  

“Il presidente Michele Emiliano – conclude – si assuma tutte le responsabilità delle scelte da lui compiute in ordine alla gestione delle politiche sanitarie della provincia di Foggia. Invito i nostri rappresentanti regionali ad essere sempre vigili e determinati e a non abbassare la guardia, nel sostenere ed affermare che l’ospedale di Manfredonia non venga ancora una volta penalizzato a danno dell’intera collettività”.

Tags: Damiano D'AmbrosioManfredoniaOspedale San Camillo
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