
La procedura di affidamento al privato delle tre sedi del “Don Uva” (Bisceglie, Foggia e Potenza) avrebbe dovuto concludersi da qualche mese. Almeno secondo le dichiarazioni pubbliche del commissario Bartolomeo Cozzoli. Invece, la situazione di “stallo” si è protratta di molto rispetto al cronoprogramma fissato. La questione è particolarmente sentita tra chi ha manifestato l’interesse all’acquisto e dai sindacati, che attendono di sapere quale sarà la sorte dei dipendenti. L’Immediato ha sentito l’amministratore delegato di SWS gruppo L1 Sannella (in corsa per l’acquisizione della struttura), Stefano Iseppi.
Dottor Iseppi, come state vivendo questa lunga attesa rispetto al cronoprogramma fissato qualche mese fa dal commissario?
Questa è una fase di valutazione del commissario e del ministero. Rispetto a ciò che ci venne comunicato, si è certamente creata un’aspettativa importante sulla chiusura delle operazioni entro tempi brevi. Cozzoli ce lo confermò anche nell’occasione dell’apertura delle buste dei concorrenti. Immagino (sorride) che quando lo ha dichiarato non era ancora scoppiato il caso Guidi (ex ministro Sviluppo Economico dimessasi dopo l’inchiesta sugli impianti petroliferi Eni, ndr), poi quanto questo abbia potuto incidere nel bloccare le procedure all’interno dello Sviluppo Economico non lo so, ma qualche slittamento presumo possa dipendere da questo episodio.
L’interlocuzione dunque si è fermata a quel punto, alla presentazione delle offerte? Non avete avuto più comunicazioni dal commissario?
Sì, non abbiamo saputo più nulla. La settimana scorsa abbiamo ricevuto una telefonata con la quale siamo stati informati che nei prossimi giorni, al massimo nella prossima settimana, ripartirà il meccanismo di valutazione. Per quel che sappiamo, il commissario e gli advisor hanno avuto comunicazioni informali dal ministero e ci hanno avvertiti telefonicamente.

Come si fa a tener salda una compagine complessa ed eterogenea come la vostra per tutto questo tempo? Qualcuno, nelle more, non potrebbe cambiare idea e pensare di voler investire altrove?
Sì, teoricamente il rischio c’è. Queste offerte prevedono sempre una tempistica di 180 giorni.
Dunque, dal vostro punto di vista, non si potrà attendere ancora molto. E nel frattempo potrebbe cambiare qualcosa…
Mi occupo di gare d’appalto complesse da molto tempo, partecipai già ad una procedura del Don Uva nel 2014. Questo mi permette di dire che, una volta conclusa la fase uno (la presentazione delle offerte, NdR) soltanto quando ci chiameranno nuovamente – e formalmente – potremo fare il punto della situazione con i soci. Spero che questo accada prima dell’estate. Poi certo, potrebbe accadere che singole aziende possano fare investimenti differenti… I tempi di attesa, solitamente, nelle gare d’appalto (perché questa procedura è simile), sono sempre lunghe. Si può attendere un po’ più di un anno. Infatti quando i soci mi chiedono “ma quanto tempo ci vorrà?”, io gli rispondo di aver pazienza. Avevamo programmato un’attesa fino alla fine dell’estate e, nel caso dell’aggiudicazione al nostro gruppo, un’ulteriore attesa tecnica di qualche mese (dall’eventuale aggiudicazione provvisoria), fino a gennaio 2017 quando si potrà materialmente gestire i servizi.
Dal punto di vista tecnico, si è sempre detto che c’è l’interesse a vendere tutte e tre le sedi (Foggia, Bisceglie e Potenza). Ma uno dei gruppi interessati si è fatto avanti solo per Foggia. Secondo voi l’ipotesi “spezzatino” è praticabile?
È solo un piano “B”, metterebbe il commissario in difficoltà. La legge lo consente, solo che potrebbe essere adottato solo nel caso in cui venisse dimostrato il vantaggio – in termini di tenuta occupazionale – rispetto al piano “A”. Ma la mia lettura è di parte, perché noi abbiamo mostrato l’interesse ad acquisire le tre sedi.
Voi vi siete spinti oltre, annunciando l’interesse di professionisti (Gennaro Pipino) e di alcuni arabi all’operazione. Continuano ad avere un peso decisivo per la vostra offerta?
Nella manifestazione di interesse non c’è tutto questo. Pipino è un amico, non rientra nella fase imprenditoriale. Abbiamo raccontato che questa fase ha raccolto l’interesse di professionisti nazionali, che potrebbe concludersi solo dopo l’eventuale aggiudicazione e il riordino dei conti. Quanto all’interesse significativo del professore arabo, voglio precisare che si tratta solo di un contatto che però non è nella compagine. Questo, tuttavia, fa parte della terza fase, quella dello sviluppo dei servizi, che punterà ad intercettare la gran parte della mobilità passiva che attualmente contrassegna questa parte della Puglia.
Come si fa a prevedere tutto questo senza avere certezza sulla procedura, sugli accreditamenti della Regione Puglia e sulle decisioni future dei soci?
Queste nostre valutazioni si basano sullo storico degli accreditamenti e sui numeri del turismo sanitario. Su questi due numeri basiamo la nostra scommessa imprenditoriale, che sarà solo un punto di partenza. Perché in sanità si programma sempre nel medio-lungo termine.
Dalle notizie pubbliche, c’è solo un’altro gruppo interessato, Universo Salute facente capo agli imprenditori della sanità Telesforo e D’Alba. È possibile un accordo tra le parti per la gestione congiunta delle attività?
In questa fase non è possibile. A meno che non venga sollecitata direttamente dal ministero e dal commissario. I piani industriali potrebbero essere molto diversi. Per me, l’ipotesi è molto remota.
