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Home » Storie e immagini dal carcere di Foggia, in via Arpi mostra e reportage sul mondo penitenziario

Storie e immagini dal carcere di Foggia, in via Arpi mostra e reportage sul mondo penitenziario

Di redazione
21 Febbraio 2018
in Cultura&Società
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Inaugurata a Foggia la mostra intitolata “L’altra possibilità”. L’evento, organizzato dalla Fondazione Banca del Monte di Foggia e dal CSV (Centro Servizi per il Volontariato), in collaborazione con la Casa Circondariale di Foggia e l’U.E.P.E (Ufficio per l’esecuzione penale esterna) di Foggia, si è svolto stamattina nella sede di via Arpi. In tanti hanno reso omaggio al pregevole “reportage sul mondo penitenziario”, come recita il sottotitolo dell’iniziativa. Un’opera tra arte e giornalismo, messa in piedi grazie alle foto di Giovanni Rinaldi e al racconto della giornalista foggiana Annalisa Graziano. “Davanti ai cancelli mi tremavano le gambe – ha detto la cronista – ma alla fine è stata una bella esperienza. Vedere i quadri realizzati dai detenuti è stato molto toccante”. Ma Graziano e Rinaldi sono andati oltre alla semplice visita della struttura, entrando in contatto con chi è dietro le sbarre: donne e uomini pronti a ricominciare.

Immagini e testi raccolti in parallelo, con le interviste realizzate ai protagonisti ritratti nelle foto, documentano la vita nella casa circondariale di Foggia, soprattutto in relazione alle attività di rieducazione e reinserimento sociale attuate, sia all’interno che all’esterno dei luoghi di detenzione, dall’Amministrazione penitenziaria in collaborazione con istituzioni statali, enti culturali e associazioni di volontariato e del Terzo Settore. Sono attività che coinvolgono sia i detenuti che quelli che usufruiscono di pene alternative al carcere.

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a22689e760d23751b8dfa1bcc886fd04Come ricorda il presidente della Fondazione, Saverio Russo, nell’introduzione al volume che accompagna la mostra: “La Fondazione Banca del Monte di Foggia già da tre anni affianca l’UEPE, il Carcere, il Ce.Se.Vo.Ca. –oggi CSV Foggia- e le altre associazioni di volontariato che operano dentro e attorno al mondo penitenziario della Capitanata, nel tentativo di contribuire a realizzare l’articolo 27 della Costituzione, che insiste sulla necessità di rieducare il condannato, di offrirgli un’altra possibilità. In questi anni abbiamo cercato di sostenere l’attivazione delle misure alternative al carcere, di alleviare il dramma delle famiglie dei detenuti, di fare in modo che la detenzione non sia solo segregazione vuota ed alienante o, peggio, scuola del crimine, ma sia ripensata per ricostruire legami positivi con il mondo esterno, di offrire occasioni di riflessione, rieducazione e reinserimento. E quest’anno cercheremo di fare di più, non solo attraverso la mostra e il volume che la documenta ma anche con il finanziamento di altre attività che potranno rendere più solido il progetto di recupero e reinserimento”.

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1931c1657086cabc36077dd0c6dd5c2fNella prefazione al volume, il noto scrittore marchigiano Angelo Ferracuti, ha rilevato che “l’intreccio tra reportage di scrittura e quello fotografico non cede mai alla spettacolarizzazione del disagio o del male. il fotografo Giovanni Rinaldi è fedele al reperto esistenziale in pubblico, racconta ciò che è visibile ma nel visibile anche l’invisibile, mentre Annalisa Graziano usa la parola e scava anche nei vissuti, cerca di portare alla luce con pudore dalle segrete di ogni detenuto la piccola scatola nera di memoria che contiene. Così questo luogo altro, spesso demonizzato, questo mondo nel Mondo, ci appare umano e troppo umano attraverso le vite di riserva che lo abitano, interrotte per quanto dura la pena, vissute a ingannare il tempo in una attesa che sospende temporaneamente la ripresa della quale non conoscono gli sviluppi, ma di cui temono la prova decisiva della libertà. Anche gli oggetti di questi luoghi assumono un significato e un ruolo diversi da quelli che popolano le nostre abitazioni. Con le carte, i libri, le fotografie, gli utensili, il cibo si stabilisce un rapporto di necessità più forte, così come con la scrittura calligrafica di cui questo mondo resta forse l’ultimo avamposto, la tradizionale lettera un segno distintivo di un luogo dove si perde temporaneamente la libertà, e l’espressione di sé, come la convivenza forzata, è mediata dalle molte coercizioni”. La mostra rimarrà aperta fino al 29 aprile 2016, dal lunedì al sabato, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 17 alle 20.

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Tags: Angelo FerracutiAnnalisa GrazianoCarcereCsv DauniaFoggiaGiovanni Rinaldi
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