Pubblicati i dati sul crimine in Italia, con particolare attenzione al numero di denunce. Per il 2014 — ultimo anno per cui sono disponibili informazioni — i dati indicano che Milano è la città col maggior numero di furti segnalati alle autorità giudiziarie. Con circa 7.800 denunce ogni 100 mila abitanti precede Bologna (7.600), mentre i comuni che seguono risultano molto più in basso. E Foggia? Sui furti il dato si ferma a 2.247,6 denunce ogni 100mila abitanti. Piuttosto sopra la media nazionale ma non particolarmente grave. Ma è sulle estorsioni che il dato si fa preoccupante. Il capoluogo dauno è sul podio, subito dopo Bologna (46,2) e Firenze (29,5) e praticamente alla pari con Pescara e Siracusa. Il dato è di 25,8 denunce ogni 100mila abitanti. Quasi inesistente, invece, il dato sull’usura, fermo a 0,3 denunce ogni 100mila abitanti. Un numero troppo basso rispetto alle operazioni delle forze dell’ordine messe in atto negli ultimi anni in tutto il territorio provinciale.
Un altro dei reati nel quale Foggia risulta ai primi posti in Italia è quello relativo agli atti sessuali con minorenne. Qui le denunce sono 1,7 ogni 100mila abitanti, un numero che piazza il capoluogo dauno al settimo posto nazionale. Male anche alla voce “incendi” che vede la nostra provincia al sesto posto con 35,6 denunce.
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Un altro primato in negativo, piuttosto a sorpresa per Foggia, è quello sulla “violazione della proprietà intellettuale” nella quale la città è terza in Italia, con 11,2 denunce ogni 100mila abitanti, dopo Palermo (13,6) e Crotone (12,6). Rubare le idee sembra una pratica piuttosto in crescita in tutto il territorio nazionale e soprattutto nel Foggiano.
“Ma le città sono più sicure o no rispetto al passato? – chiedono su corriere.it – Molto dipende dal tipo di crimine. Per i reati contro la proprietà la situazione peggiora almeno dal 2010 — primo anno per cui sono disponibili i dati Istat —, e proprio nel 2014 le denunce complessive per furto arrivano a un nuovo picco massimo: salgono a circa 2.600 ogni 100 mila abitanti, contro le 2.200 di quattro anni prima. Per le rapine il quadro è simile anche se, dopo tre anni consecutivi di aumento, la tendenza pare quanto meno essersi invertita — anche con una certa rapidità — nel 2014″.
Questo tipo di dati, va ricordato, ha però anche diversi limiti. Il principale è che non rappresentano i reati commessi, ma soltanto quelli denunciati. Quello che possiamo capire del crimine, a partire dalle statistiche, viene dunque limitato da quanto le persone sono disposte a rivolgersi alle autorità. Eppure esistono tanti motivi per cui questo può non succedere. Il reato può portare “benefici” a tutti i soggetti coinvolti: è il caso della corruzione, del riciclaggio o dello spaccio di droga, dove né chi offre né chi riceve ha il minimo interesse a denunciare il fatto. A volte, ed è un’altra opinione comune, l’entità del crimine è tanto piccola che non vale neppure la pena sporgere denuncia. O ancora può mancare la fiducia verso le forze dell’ordine, tanto da pensare che, a conti fatti, denunciare un reato sia del tutto inutile perché comunque non se ne verrà a capo. Un’idea senz’altro più diffusa nel sud Italia e che, in quest’area, potrebbe portare a sottostimare almeno alcuni tipi di crimine. L’ultima — e più delicata — ragione è la vergogna. Quando si tratta di violenze sessuali, per esempio, è del tutto comprensibile che le vittime esitino prima di raccontare ciò che gli è successo.
