
Violenti e senza scrupoli. Ma anche ingenui, vista l’età. Loro sono i ‘guappi’ di San Severo, ragazzi poco più che ventenni, protagonisti di una lunga scia di reati. Dai furti fino al violento pestaggio di un medico 60enne. Almeno 30 raid criminali messi a segno in soli 4 mesi in giro per l’Italia. A Termoli, Vasto, Montesilvano ma anche nelle Marche. Lungo l’Adriatica. Durante il viaggio tanti selfie (postati su Facebook), pose da duri, foto al contachilometri mentre l’auto corre a 180 orari. In attesa del prossimo colpo. La polizia di San Severo, grazie all’aiuto della questura di Foggia, ha arrestato stamattina, nell’ambito dell’operazione “Arancia Meccanica”, Antonio Bonaventura, classe ’93, Ciro Mazzeo, classe ’94, Giuseppe Scarcella, classe ’96, Andrea Scotola, classe ’92, Antonietta Catanese, classe ’81 e Roberta Lucia Francillotti, classe ’94, solo quest’ultima incensurata. I sei, tutti ai domiciliari, sono ritenuti responsabili di una variegata attività illecita per reati contro il patrimonio, arricchita da un violento pestaggio nei confronti dell’onesto medico 60enne, reo di aver ripreso con il proprio cellulare un tamponamento.
Le indagini condotte dalla squadra investigativa del Commissariato di P.S. di San Severo e dirette dai Sostituti Procuratori della Repubblica di Foggia Ileana Ramundo e Paola Izzo, iniziate a gennaio 2015, hanno evidenziato in capo al gruppo criminale elencato, una notevole capacità organizzativa tale da consentire di portare a termine un numero elevato di furti di veicoli, centraline, targhe, oltre che a veri e propri saccheggi di alcuni box. Luoghi privilegiati di caccia erano prevalentemente alcune località del Molise (Termoli) e Abruzzo (Vasto, Montesilvano), estendendosi in un caso anche nella regione Marche, per trasferire la refurtiva a San Severo. I veicoli venivano “ricoverati” in un box in uso a Bonaventura, in via Molfetta, non lontano dal centro. I mezzi erano poi “taroccati” attraverso la punzonatura e contraffazione del numero di telaio per ostacolarne l’origine delittuosa.

Si trattava di veri e propri raid criminali, seriali, nei quali emerge la spregiudicatezza e l’intraprendenza del gruppo, che in pochi mesi ha compiuto oltre 30 attentati al patrimonio, dotato di rudimentali, ma essenziali supporti logistici, ovvero l’autovettura Fiat Bravo della Cartanese – autista della banda – e il garage di Bonaventura, oltre che supporti strumentali (chiavi, spadini, centraline). Inoltre, emerge anche una approfondita conoscenza delle tecniche criminali più efficaci, tanto che Bonaventura in un’occasione tenne una sorta di “lezione” sulle caratteristiche particolari dei dispositivi antifurto. Dopo le riunioni, il gruppo si metteva all’opera, agendo quasi sempre alla presenza di tutti i componenti della banda. Comprese le donne che facevano da “palo” durante i furti.
L’aggressione al medico
“Si tratta – fanno sapere gli inquirenti – di un gruppo compatto, che si autocelebra (sui social network, ndr) per i risultati che consegue e che il 5 marzo ha malmenato violentemente un cittadino che cercava di riprendere con il proprio cellulare un tamponamento. Quel pomeriggio Bonaventura e Mazzeo a bordo una Renault Twingo percorsero a forte velocità viale 2 Giugno a San Severo e per evitare un incidente impattarono contro dei bidoni dell’immondizia e due veicoli in sosta.
Ebbene, terminata la corsa della Renault Twingo, i due uscirono frettolosamente dal veicolo e accortisi dell’elevato danno causato, provarono a fuggire dal luogo rimuovendo a spinta il loro veicolo prima dell’arrivo di eventuali pattuglie. Tuttavia, un medico, un onesto cittadino di 60 anni cercò di riprendere quello che stava accadendo con il proprio telefonino.
I due malviventi lo videro e subito dopo lo aggredirono prima verbalmente, intimandogli di spegnere il telefonino, e poi colpendolo con calci e pugni fino a procurargli diverse ferite e la frattura orbitale dell’occhio che gli ha provocato danni permanenti.
Mazzeo, quello che più di altri si accanì sul malcapitato, anche quando la vittima era a terra, lo percosse con una violenza inaudita. Infine staccò la batteria del telefono, la mise in tasca, scaraventò il cellulare a terra ai piedi della vittima, ritornando poi ad aiutare il suo complice a spostare l’autovettura.

