Università di Foggia stracolma per il comandante Alfa, uno dei fondatori del Gis, Gruppo di intervento speciale dei carabinieri. Nell’aula magna della facoltà di Giurisprudenza, su iniziativa di Area Nuova, Alfa ha parlato del suo “Cuore di Rondine”, libro scritto proprio sulla nascita e le missioni del Gis.
“Ciò che più mi ha segnato durante l’esperienza nel Gis – ha detto Alfa agli studenti – è stato non poter godere l’infanzia dei miei figli. Li ho ritrovati che già erano grandi. Ma col Gis ho imparato che bisogna essere persone ferme e talvolta cattive, solo così si può portare a termine i propri obiettivi. Innanzitutto facendo squadra. Sono nato in un paese in cui è facile capire se si vuole star da una parte o dall’altra, dalla parte giusta o quella sbagliata: vengo dalla provincia di Trapani. L’addestramento dei reparti speciali è giornaliero ed è molto duro, ma non siamo dei Rambo o dei fomentati. È uno stile di vita che può sembrare affascinante – ha aggiunto -, ma richiede tanto impegno e sacrificio. Siamo un gruppo molto unito, c’è un legame forte. Siamo tutti comandante Alfa, per tenacia e dedizione”.
L’ufficiale dei carabinieri non ha dubbi sulla “più alta operazione a tensione emotiva affrontata”. “Senza dubbio quella durante la quale abbiamo liberato la giovane Patrizia Tacchella, una bambina di otto anni”. Oggi il Gis studia gli eventi che coinvolgono l’Italia, come Expo e l’imminente Giubileo, e si prepara “con profilo bassissimo, cercando di farci notare il meno possibile, ma facendo sentire che siamo presenti”. Mentre sul terrorismo “siamo pronti a livello operativo”.
Il Gis, gruppo di intervento speciale dei Carabinieri, venne fondato nel 1978. Il loro compito, quello di intervenire in situazioni difficili, “come rapimenti, liberazione ostaggi e dirottamenti di aerei, treni, pullman”. Il comandante Alfa è uno dei fondatori della squadra. ‘Cuore di rondine‘ (edito da Longanesi), scritto proprio dall’agente, ripercorre alcune delle azioni più eclatanti del reparto. “La missione più difficile, anche la più divertente – ricorda il comandante – è stata quella del campanile di Venezia, quando lo abbiamo scalato senza sicurezza: si erano barricati issando una bandiera dentro pensando di poterci rimanere giorni, mentre lo liberammo in pochi minuti. La più complessa è stata la prima, quella nel supercarcere di Trani, dove c’erano 98 terroristi e 10 ostaggi.

