“La Puglia a gennaio 2016 uscirà dal piano di rientro, Michele Emiliano farebbe meglio a non gufare e continuare sulla strada segnata negli ultimi anni di governo”. Elena Gentile (Pd), ex assessore alla Sanita della Regione Puglia, attacca il governatore collega di partito sul tema chiave, dopo le dichiarazioni del presidente che ha annunciato tagli agli ospedali a causa di un buco da 80-100 milioni di euro previsto in bilancio.
“Non siamo mai stati in disavanzo sanitario, il piano di rientro è scaturito dallo sforamento del patto di stabilità, peraltro messo a punto scientemente per consentire il cofinanziamento dei fondi comunitari, che altrimenti non sarebbero stati utilizzati – prosegue l’europarlamentare -, grazie a questa mossa abbiamo attuato un piano di risanamento efficace e per questo usciremo dalla camicia di forza del programma di rientro”.
Quanto alla spesa farmaceutica, precisa: “È un argomento dibattuto da molto tempo, che riguarda oltre alla spesa territoriale, l’impennata dell’uso dei nuovi farmaci biologici, utilizzati soprattutto per le patologie tumorali: una sola fiala, infatti, più costare 40-60mila euro. Poi ci sono i farmaci per la cura dell’epatite C. Si tratta, come si può notare, di percorsi sui quali non si può tornare indietro senza mettere a rischio le possibilità di particolari categorie di cittadini. In ogni caso, su questo campo, Emiliano dovrebbe chiedere spiegazioni al ministro Beatrice Lorenzin“.
Sulla chiusura di altri ospedali in Puglia, sottolinea che “si dovrebbe parlare di ottimizzazione delle strutture, anziché di chiusura di molti ospedali”: “Noi abbiamo chiuso tutte le strutture che oggettivamente non erano più adeguate, adesso non resta molto da fare, se si escludono alcune situazioni nel Salento e nel Barese. Nelle more, nasceranno due nuovi grandi ospedali, a Taranto e Monopoli, che renderanno poco utili altri nosocomi, come Fasano e Putignano”. “Il gufo Emiliano è stato ancora una volta sconfessato – ha concluso -, bisognerà continuare a potenziare la medicina territoriale, sul modello messo a punto a Foggia, dove gli ospedali di Torremaggiore, San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo e Lucera sono stati riconvertiti in poliambulatori di terzo livello e case della salute. Il problema, dunque, è ora quello di portare la quota capitale dei cittadini del Sud al livello dei cittadini del Nord, non il costo dei farmaci salvavita. È questa la vera questione meridionale in sanità”.
