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Home » Caso puzza, sfuma l’acquisto dell’impianto Bioecoagrim. Tutti i dubbi dell’ente Provincia

Caso puzza, sfuma l’acquisto dell’impianto Bioecoagrim. Tutti i dubbi dell’ente Provincia

Di redazione
22 Febbraio 2018
in Ambiente&Turismo
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C’è stato un fraintendimento sulla cifra da indicare sull’assegno, ecco il motivo del ritardo per cui la Provincia ha perso la possibilità di partecipare all’asta su Bioecoagrim né, d’altra parte, risultava chiaro quel “più un quinto della base d’asta”, cioè una spesa ulteriore da parte dell’ente per aggiudicarsi l’operazione. Che era pronta per essere eseguita a mezzogiorno dell’altro ieri salvo quell’errore e la necessità di riscrivere la cifra.

Il consigliere di Forza Italia Gianvito Casarella, nella nota in cui esprimeva tutti i dubbi su questa implicazione dell’ente di Palazzo Dogana, esordiva: “Il presidente della Provincia Francesco Miglio ringrazi che la tecnostruttura ha mancato l’appuntamento con la presentazione dell’offerta altrimenti si sarebbe perpetrato un atto imbarazzante”.

Di qui le considerazioni sulle competenze in materia di rifiuti che non spettano alla Provincia, i beni immobili da dismettere, le difficoltà di un’ente “che non riesce a garantire l’essenziale, stipendi ai dipendenti, manutenzioni scolastiche e stradali, dunque appare per lo meno inopportuno un passo di questa portata che rappresenta un salto nel buio sul dopo”.

Il presidente Miglio ha annunciato che avvierà un’indagine amministrativa per capire di chi sono le responsabilità e oggi il sindaco Antonio Tutolo, delegato all’ambiente, in conferenza stampa commenterà quanto avvenuto con possibili consequenziali decisioni.

In ogni caso anche da ambienti vicini alla tecnostruttura filtrano alcuni commenti. Dalla legge che vieta agli enti locali acquisti di beni immobili, salvo una dichiarazione del dirigente competente circa “l’indispensabilità e l’indifferibilità” dell’acquisto – non si capisce bene quella di un capannone industriale cui, probabilmente, serviranno opere di bonifica a spese di chi bisognerebbe chiarirlo, una gestione in carico a chi, anche questo da specificare – alla lettura “un po’ superficiale” della relazione dell’ingegnere Cutruzzolà che affresca il quadro della situazione Bioecoagrim: sequestri penali, testamenti impugnati, proprietà frazionata ecc, ecc.

In questi mesi di preparazione alla delibera rimasta in sordina come la convocazione del consiglio provinciale dato che l’offerta doveva essere “segreta”, anche l’azienda barese dei rifiuti Amiu si sarebbe interessata all’acquisto. Ma non c’è stato un impegno scritto a riguardo e poi l’azienda ha cambiato idea. Circa l’assenso della Regione a utilizzare i soldi del piano triennale sull’ambiente su cui, dicono fonti interne, “qualche programmazione in più non guasterebbe”, si trattava di “poche righe”.

Altro passaggio “mancato” all’approdo della delibera, quello della perizia dell’agenzia del territorio (ex catasto). Nel frattempo stentano a decollare anche gli “Aro” – lamentano gli addetti al settore – quelli gli ambiti di raccolta ottimali deliberati ad aprile scorso dalla Regione Puglia per cui “le estemporaneità sono all’ordine del giorno”. Il paradosso di cui ancora si discute a Palazzo Dogana è: “Ma la Provincia deve controllare gli impianti, non quelli di sua proprietà”. 

Tags: Antonio TutoloBioecoagrimFoggiaGianvito CasarellaLucerapalazzo dogana
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