Due richieste di autorizzazione in Regione Puglia e nessuna voglia di mollare. Nonostante la puzza. L’incontro pubblico di Lucera – una sorta di conferenza di servizi – doveva mettere chiarezza sul tanfo che da anni rovina le estati a lucerini, foggiani e sanseveresi. Invece, si è risolta nell’ennesimo scontro tra il sindaco Antonio Tutolo e Stefano Montagano, figlio del proprietario della Bioecoagrim, Dario.
Il guado che non potrà esser superato agevolmente è il procedimento amministrativo per l’autorizzazione di un nuovo impianto anaerobica per la produzione di compost, meno impattante dal punto di vista delle emissioni odorigene. “Non lo faranno mai – spiega il primo cittadino di Lucera -, è solo una manovra per prender tempo, visto che nella migliore delle ipotesi ci vorranno tre anni per realizzarlo. Nel frattempo cosa facciamo, continuiamo a sorbirci la puzza? Farò di tutto per assicurare un’estate tranquilla ai miei concittadini, ai miei figli e a chi vive tutti i giorni questo territorio. Se così non sarà, sono disposto a mettermi in prima linea, anche a costo di decisioni dolorose”. Come quella di dimettersi da delegato di Palazzo Dogana per protestare contro la stessa Provincia “se non dovesse confermate lo stop all’impianto”: “Questa arroganza deve terminare, il problema olfattivo esiste, checché ne dica l’Arpa”.

Proprio l’agenzia regionale è stata la grande assente dell’incontro, al quale hanno partecipato diversi politici (il consigliere regionale del M5S Rosa Barone, il consigliere comunale di Foggia Vincenzo Rizzi e l’assessore all’Ambiente di Foggia Francesco Morese), il commissario straordinario dell’Asl Vito Piazzolla, e diversi tecnici.
Proprio il consigliere pentastellato ha sottolineato la gravità dell’assenza dell’Arpa: “Ho rivolto all’imprenditore Montagano delle domande ben precise sul nuovo impianto che dovrebbe sorgere con sistema anaerobico complementare, e che dovrebbe preservarci quindi dall’annosa problematica del cattivo odore che da anni affligge il territorio foggiano e lucerino. Ciò che come istituzioni ci preme – continua la consigliera foggiana – è quella di garantire una degna qualità della vita ai cittadini della nostra provincia. Dobbiamo inoltre tutelare lo stato di salute dei lavoratori dell’azienda stessa e della loro forza lavoro. L’azienda Bioecoagrim si deve adeguare in tempi certi, atti a preservare la situazione di inottemperanza dell’azienda stessa, a tutte le prescrizioni rilevate dall’Arpa”. Prima di proseguire: “l’Agenzia Regionale gioca un ruolo fondamentale in questa vicenda, una negligenza del genere mi chiedo a cosa sia dovuta – prosegue Barone -, peraltro da notare anche l’assenza del primo cittadino foggiano Franco Landella che seppure degnamente sostituito da assessori o consiglieri del suo comune, nonostante avesse richiesto settimane fa una conferenza di servizi sul caso, non si è presentato in prima persona a quella organizzata dalla provincia”.
La consigliera del M5S ha concluso ricordando come un sindaco sia il custode principale della salute pubblica dei propri cittadini e “dal momento che il comune di Foggia ed i foggiani è da anni che convivono con questo problema, mi sarei aspettata un intervento diretto e motivato in prima persona”. La Barone si dice invece d’accordo con le affermazioni del dirigente della Provincia Biscotti: “La conferenza di servizi ha avuto una cordiale e regolare tenuta – conclude Rosa Barone – una presenza dignitosa e di protesta intelligente da parte della cittadinanza presente, ed è con la stessa dignità che noi istituzioni dobbiamo garantire a questa comunità una risoluzione imminente del problema”.
Montagano, attraverso un suo tecnico, ha spiegato le ragioni per le quali l’investimento “per l’ampliamento sarà finalizzato all’abbattimento delle componenti odorigene”, sottolineando come nelle more sia necessario “permettere all’impianto di continuare a lavorare”. Tesi che ha ovviamente trovato la ferma opposizione del sindaco. Nemmeno sui quantitativi che dovranno essere prodotti c’è chiarezza, come spiegato dai tecnici della Regione Puglia: “Ci è stata presentata una modifica sostanziale dell’impianto – hanno spiegato -, che comporterà una riduzione delle emissioni e, certamente, un minore impatto ambientale. Il proponente parla anche di quantitativi minori – non meglio precisati – di lavorazione. Fatto sta che al momento sussistono due processi di autorizzazione – uno per il vecchio e uno per il nuovo impianto – che dovrebbero essere uniti per essere valutati e non lasciare dubbi interpretativi nel mezzo”. Questione che evidentemente è alla base del contendere. E che non sarà facile dirimere nel breve periodo.

