A Milano avevano preso possesso di due aree, quella dell’ex Parco Trotter e quella di via Sammartini 33: le consideravano “zona loro”, in opposizione ad altre gang latine come quella degli “MS13”. Lo spaccio, le rapine e altri reati servivano per garantirsi questa supremazia. Una maxi operazione della Polizia di Stato nei confronti della banda salvadoregna “Barrio 18”, che ha visto impiegate decine di uomini della Squadra Mobile di Milano, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Paolo Guidi su richiesta del sostituto procuratore Enrico Pavone nei confronti di 15 soggetti, per lo più salvadoregni, indagati a vario titolo di associazione per delinquere, tentato omicidio, rapina aggravata, spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, lesioni personali aggravate e detenzione e porto di armi da sparo e da taglio. Fatti commessi a Milano tra il gennaio e l’ottobre 2014. Oltre che la provincia di Milano, l’operazione riguarda anche quelle di Varese, Como e Belluno dove alcuni degli indagati sono stati localizzati.

Il 25 enne italiano arrestato, Michele Marcello Di Gese, rimasto vittima di un’aggressione in piazza de Angelis a Milano a febbraio 2014, è finito in manette in quanto, con altri componenti del “Barrio 18”, è accusato di tentato omicidio ai danni di un esponente della banda rivale Ms13, Jackson Jahir Lopez Trivino, ecuadoriano di 20 anni con il permesso di soggiorno scaduto. Trivino quella volta non rimase ucciso soltanto perché l’agguato fu sventato dalla polizia, che già aveva nel mirino la gang. Trivino fu poi arrestato la sera dell’11 giugno 2015: era nel gruppo che, alla stazione ferroviaria Villapizzone, aggredì il capotreno Carlo Di Napoli con un machete. Quella sera era insieme con il 19enne José Emilio Rosa Martinez, che ha confessato di aver quasi amputato il braccio sinistro al capotreno. I due furono arrestati in quasi flagranza 40 minuti dopo l’aggressione, dalle “volanti” allertate dalla polizia ferroviaria.
