“I test li avete svolti tutti nello stesso plesso? Cosa c’era scritto sulle schede che vi hanno dato circa i dati personali? Avete controllato il pacco sigillato?” Queste le domande che l’avvocato Francesco Leone, del foro di Palermo, rivolge ai ragazzi e genitori che hanno affollato l’auditorium della biblioteca provinciale. Sono arrivati in città alle 14.30, fino alle 19 saranno a disposizione di quanti contestano la prova dell’8 settembre. Si sono svolti quel giorno i test d’ingresso alla facoltà di medicina e chirurgia dell’università di Foggia, 575 candidati per 75 posti, 28 in odontoiatria e protesi dentaria. “Raccontaci il tuo test” recita la slide sullo schermo, “raccontaci i 100 minuti più importanti della tua vita fino al gong”, dice l’avvocato.

L’anno scorso di ricorsi di questo tipo il suo studio ne ha totalizzati 4mila, non una cifra stratosferica se si considera che in Italia (e da tutta la penisola si rivolgono a loro) sono circa 60mila i partecipanti ai test di medicina su 10mila posti.
L’allarme è partito dall’avvocato di Foggia Sonia Abatiano la cui figlia ha svolto la selezione e che si è fatta portavoce di tutte le rimostranze. E’ stata lei a contattare lo studio della Sicilia: “Non spegniamo i sogni dei nostri ragazzi, difendiamo un diritto sancito dalla Costituzione”.
A l’Immediato disse quel giorno, a prova ultimata: “Abbiamo chiamato le forze dell’ordine perché alcuni ragazzi sono entrati alle 10 e 33, mentre il regolamento prevede la chiusura perentoria alle 10 e 30. Per di più, non sono passati nemmeno dal metal detector. Ci batteremo sino in fondo per fare emergere la verità, anche se sono dispiaciuta della difficoltà che abbiamo fatto a raccogliere le testimonianze dei genitori: così non si va da nessuna parte”.
L’incontro di oggi serve per raccogliere altre informazioni, “i ragazzi sono i nostri migliori alleati” spiega Leone. Dunque il confronto con mani alzate per capirci di più e confrontare le versioni di quanto accaduto. Al momento non si sa se ci siano gli estremi per il ricorso, una specie di class action per rafforzare le istanze e abbattere i costi, anche se qualche genitore desume: “Per essersi mosso uno studio così prestigioso vuol dire che gli estremi ci sono”.

In giro nelle maggiori università italiane, il team di legali ha una progetto più ampio, “far emergere i lati oscuri della vita universitaria fra cui i test d’accesso”. Li accompagnano gli studenti dell’associazione universitaria Run (Rete universitaria nazionale). Paolo D’Attolico si presenta: “Non siamo l’associazione degli studi legali ma lottiamo per il nostro domani. E’ assurdo che in un paese dove scarseggiano i medici ci siano queste selezioni. Chiediamo al ministro Giannini un tavolo di confronto, che la selezione si effettui in itinere per il primo anno. Il giorno dopo torneremo a lottare per l’accesso libero a tutte le facoltà. Aiutateci in questa battaglia per difendere il diritto allo studio”. Nell’auditorium della biblioteca provinciale sono arrivati da tutta la Puglia.
