Licenziato perché si è allontanato dal suo “luogo” di lavoro, ovvero l’ambulanza. Inizierà giovedì al tribunale di Foggia il processo per il caso del dipendente della postazione 118 di Carlantino (gestita dall’associazione di volontariato Tur 27 di Troia) che ha perso il posto di lavoro per allontanamento dal posto di lavoro. “Sembra una barzelletta – commenta il coordinatore del sindacato Usb, Santo Mangia -, è come dire che avrebbe dovuto passare l’intera giornata lavorativa (8 o 12 ore) all’interno dell’ambulanza. L’udienza del 16 settembre non si sarebbe mai dovuta tenere in quanto la stessa associazione, dopo vari incontri con l’ex direttore generale Attilio Manfrini si era impegnata, per iscritto, a riassorbire il lavoratore, cosa che non è stata mai fatta, approfittando del cambio al vertice dell’Asl con un commissario che non conosceva la situazione e non aveva troppa voglia di ‘immischiarsi'”.
Questa storia, secondo il sindacato, sarebbe “l’emblema di quanto subiscono i lavoratori del 118, le cui postazioni sono gestite da associazioni di volontariato per le quali se ti permetti di rivendicare (come successo in questo caso) un tuo diritto economico (tra l’altro sono in contenzioso per differenze – sostanziali – retributive) o rivendichi il rispetto della tua dignità rischi quello che è effettivamente successo: trovarsi fuori dal 118 dopo almeno 10 (dieci) anni di servizio”.
“Questo succede, anche perché – continua Mangia -, da parte della direzione generale della Asl non vi è un vero sistema (o meglio non vi sono dirigenti all’altezza) di controllo sul rispetto delle norme nazionali e regionali perché sarebbe bastato andarsi a leggere la delibera di Giunta regionale del 2010 con la quale si riorganizzava il 118 per capire (e far recedere dall’intento del licenziamento) quanto stava andando oltre questa associazione togliendole, è un’opzione possibile, la convezione per la gestione del 118. Cercheremo di essere vicini al lavoratore – conclude – dandogli tutto il nostro supporto e la nostra solidarietà ma nulla potrà ripagarlo per il danno comunque creato a lui e alla sua famiglia, nessuno potrà mai ridargli la serenità e la convinzione di credere che i livelli Istituzionali (a cominciare da Piazza della Libertà) non siano corretti e vigili sul rispetto delle norme”.
