di ANTONELLA SOCCIO
“Donare”, “ho donato”, “dono”. Il verbo, ripetuto più volte dal sindaco Franco Landella per l’assessorato alla Sicurezza e alla Polizia Municipale, non è piaciuto troppo ai tre salviniani Joseph Splendido, Antonio Vigiano e Alfonso? Fiore, oggi impegnati a Roma per la manifestazione no Ius Soli con il leader. Eppure di “regalo” si è trattato. Ma da parte di Claudio Amorese, che rappresenta in Giunta le istanze del suocero Bruno Longo, sovranista legato a Francesco Storace. Il leader e figlioccio di Paolo Agostinacchio nelle ultime settimane insieme al capogruppo di Forza Italia Consalvo Di Pasqua ha ritessuto i rapporti tra il primo cittadino e i tre eletti. A livello nazionale le spinte salviniane, sancite dal Fronte degli ex An al molo Beverello a Napoli lo scorso 7 gennaio, hanno fatto il resto. Ecco dunque dimezzato l’assessorato del giovane funzionario dell’Agenzia delle Entrate in forza in Sardegna, a cui restano le Attività produttive e i mercati dell’annonaria, dove continuerà comunque a gestire 35 vigili coordinati dal tenente Mastrolorito.
Stando alle indiscrezioni, i salviniani sapevano già da 10 giorni di aver ottenuto l’assessorato alla Sicurezza, se ne è discusso ufficialmente con il coordinatore regionale Rossano Sasso. Il primo cittadino era disposto a consegnare loro finanche il bilancio, dominato dal dirigente Carlo Dicesare. Ma alla fine tutti hanno accettato la visibilità della delega securitaria, anche se non si aspettavano l’annuncio dinanzi a Matteo Salvini.
“È stata mia coscienza dimezzarmi – spiega a l’Immediato Bruno Longo – per chiudere la crisi e approvare il Bilancio, ho proposto io questa soluzione di buon senso a Landella, in questo mondo di mariuoli siamo stati gli unici a rinunciare ad una poltrona, perché abbiamo sentimento politico. Sappiamo distinguerci, ma ho detto a Landella che non possiamo accettare altri ricatti“.

Morale: i salviniani debbono accontentarsi e lavorare, senza più minacciare nuove crisi di governo nell’amministrazione. Senza “nuovi appetiti gestionali”. Un posto spacchettato in Giunta basta e avanza, se si aggiunge che ci sarebbe da recuperare anche gli altri due delusi della maggioranza, Pasquale Cataneo e Nicola Russo, che a detta di molti andrebbero valorizzati con due deleghe consiliari operative. La mobilità per il primo e qualche questione sociale delle periferie per il secondo.
“Claudio aveva riappacificato tutte le fazioni tra i Vigili, il comandante Delle Noci e i due vice Frattulino e Manzi non hanno preso bene la notizia dell’avvicendamento. Ma si deve firmare con Sasso, i salviniani non potranno accampare nuove pretese. E anche Franco Di Giuseppe deve cedere, la signora dei Servizi Sociali (Erminia Roberto, ndr) va sostituita. Ho chiesto al sindaco una soluzione politica”, conclude Longo.
Il nome del nuovo assessore non dovrebbe essere diverso da quello già immaginato da Vigiano in estate per il Welfare, quando si indicò una donna con una grossa esperienza nell’associazionismo, anche se circola la possibilità di una nomina per il giornalista Roberto Parisi, da tempo vicino a Matteo Salvini.

Per il gruppo della Lega la delega alla sicurezza è una bella scommessa, oltre che una responsabilità. Con la gestione, non si potrà più caricare la propria azione politica con temi di lotta e opposizione. Lo sa bene Silvano Contini, che finito da solo insieme ad uno sparuto gruppo ha saputo ascoltare tanti cittadini. “Il problema di Foggia è che ha sempre bisogno di etichette. In un mese e mezzo alle regionali abbiamo ottenuto 2301 voti pari al 4,3 per cento. Equipareremo i nostri vigili alle forze di polizia come in altre città. A Milano i vigili sono tutti armati”, commenta. Day by day, è il passo del coordinatore cittadino Contini, felice per la sua squadra. “Fiore è un ruspante, Vigiano ha il profilo classico da presidente del Consiglio, mentre Joseph è il più energico. Lavoreremo bene”.
