Orari “concordati” tra i direttori senza considerare i carichi di lavoro. Organizzazione delle reperibilità “fatte senza alcuna coscienza”. Con il rischio che a pagare possano essere i pazienti del secondo policlinico della Puglia, soprattutto in caso di interventi “particolarmente delicati”. Il nuovo fronte dello scontro tra ospedalieri e universitari agli Ospedali Riuniti di Foggia è l’orario di servizio durante le festività di Ferragosto. Proprio nei giorni dell’allarme rosso in via Pinto, per via del personale particolarmente oberato dal flusso di accessi e dall’atavica carenza di dipendenti nei reparti (da diversi anni sono bloccate le assunzioni e il turnover).

Luglio ed agosto così sono diventati il nuovo banco di prova per il nuovo management, mutato per due terzi rispetto al regno dell’ex direttore generale Tommaso Moretti. A rimanere in sella, infatti, solo il direttore amministrativo Michele Ametta (finora capo del personale). Il nuovo capo Antonio Pedota e il direttore sanitario Laura Moffa, si trovano così a gestire una delle emergenze più importanti dopo la “luna di miele” dell’insediamento. “Io non garantisco nulla sopra le 6 dispobilibilità, se mi capita un intervento particolare non so come può reagire il mio cervello: ho bisogno di una copertura assicurativa, perché non so cosa può succedere”. Sono le parole di un medico che si è visto rifilare una serie incessante di disponibilità nel periodo di Ferragosto. Il tetto dovrebbe essere limitato da 10 reperibilità in un mese, ma in alcuni casi si arriva a 12.
“Hanno cambiato ben 6 orari in un mese, forse nella ricerca di una quadra che non guardava certo alle esigenze dei pazienti – ci dice la nostra fonte, che ha deciso di restare anonima -, altrimenti non si sarebbe verificato uno squilibrio così ampio: tra gli ospedalieri c’è chi si ferma a 3 disponibilità mentre tra gli universitari si superano le 10 caselle occupate nel calendario”. L’orario sarebbe stato predisposto dalla direzione sanitaria, ma da quest’ufficio non è arrivata alcuna replica, nonostante le diverse sollecitazioni del nostro giornale.
Eppure, quando arriva l’estate l’orario di servizio diviene un elemento determinante, per questo occorrerebbe porre riparo a qualsivoglia problema in breve tempo. “Ci possono essere rischi seri per l’utenza – continua la nostra fonte -, soprattutto se si verificano diverse urgenze. È paradossale che un’intera classe medica non riesca a trovare la quadra, lasciando tutto questo potere ‘politico’ al management di un’azienda. Così, adesso ci ritroviamo in una situazione di grave stress, a tutto vantaggio di qualcuno che potrà godersi tranquillo le vacanze…”. La forbice, secondo quanto ci viene riferito, sarebbe enorme, tra chi fa 18 reperibilità in un mese e mezzo, rispetto a chi si ferma a 3-4. L’ennesimo scontro tra le due anime del policlinico ospedaliero-universitario, dunque, rischia di rendere ancora più infuocata l’estate. La prima – dopo anni – in cui le rivendicazioni arrivano dagli universitari, dopo anni di lotte degli ospedalieri contro gli “ospiti” di un ospedale strategico, che rischia così di mettere in secondo piano l’assistenza per le logiche di spartizione del “territorio”.
